Terrorismo psicologico per un’emergenza che non c’è

Il virus, da un punto di vista clinico ha una storia segnata e scritta, che molti scienziati (Tarro, Bassetti, Zangrillo) stanno disegnando da tempo. Quella a cui stiamo assistendo oggi non è affatto una seconda ondata, ma la ‘coda’ della prima. Nessuno ha mai negato l’esistenza o la pericolosità del Covid, quello che si nega, oggi, è decisamente l’emergenza. Perché semplicemente non c’è. I nuovi positivi sono 4458 al giorno (ma su 128000, non contro i 17.000 del 23 marzo per esempio, o le poche migliaia dei primi giorni di accertamento), i morti sono 22 (il 23 marzo sono stati 601). La percentuale dei positivi asintomatici in base ai tamponi è cioè scesa in questi mesi dal 28% al 3,5%. I ricoveri oggi sono 3925 (a marzo erano 20692) e in terapia intensiva ci sono 358 malati (contro i 3204 di marzo).

Esiste però un virus politico, cioè un uso strumentale dello stesso per diffondere un terrore, per poi dimostrare di saper gestire facilmente la questione. Perché i giallorossi ragionano così: quando aumentano i contagi è colpa dei cittadini, quando la cifra è contenuta è merito delle politiche. Ma quello che il mondo liberale (il Pri, ma anche il Pli e i radicali) sottolinea da mesi è la gravità delle sospensioni o delle limitazioni delle libertà personali, di fatto senza fine, con continue proroghe. Cosa, peraltro, non prevista dalla Costituzione. 

Questa politica sta riuscendo a fare danni incalcolabili. Democratici. Ma soprattutto economici, con le nuove misure che vanno a punire sempre i soliti. Per non parlare dei danni allo ‘spirito’ dell’epoca che si sta nutrendo di paura e incertezza, coltivando rancore e violenza. O i danni ai bambini costretti a stare quotidianamente in lager sanitari e a essere isolati per un naso che cola. Siamo tornati a parlarne con Michele Polini, segretario dell’unione romana del Pri.

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