Spagna e libertà

Il tribunale dell’alta corte di Madrid ha rigettato come incostituzionale il decreto del governo spagnolo sul lockdown, tra l’altro all’acqua di rose, perché lesivo delle libertà fondamentali dei cittadini. I giudici hanno anche chiesto al governo di passare comunque per il Parlamento con un decreto ad hoc perché la Spagna non è più franchista dal 1975. Non è retta da una junta. Allora c’è ancora un giudice in Europa capace di esprimere lo stato di diritto consolidato per tre secoli nella cultura liberale e cancellato in tre mesi dalla pandemia. Per la verità tutti i governi occidentali si sono posti il problema tranne quello italiano convinto com’è che un decreto della protezione civile possa stracciare la costituzione. Di Maio e Conte si fossero presentati ai nipoti dei repubblicani e degli anarchici spagnoli con queste loro belle intenzioni sarebbero stati messi al muro immediatamente e con i loro congiunti. La Spagna ha avuto una dittatura per trent’anni più lunga da quella partita dal resto dell’Europa e si è liberata da sola con il sostegno della monarchia. Ha maturato una cultura giuridica liberale migliore di quella italiana evidentemente che ha perso la cognizione del diritto. Eppure è semplice, esso prescrive che lo stato non può imporre nulla alla libertà personale dei cittadini e quindi ogni legge in qualunque occasione deve partire da questo presupposto. Su questo principio si appoggiano le grandi democrazie occidentali che i giudici spagnoli hanno ricordato, quando l’Italia resta un miserabile paese fascista.