Caso Russiagate: fu tutta una montatura?

«Fu Clinton a ordinare in piano anti-Trump». Si aggiungono elementi croccanti al cosiddetto caso Russiagate. Ma sulla stampa italiana ci sono pochissimi rilanci in merito ai presunti legami pericolosi tra Donald Trump e Vladimir Putin e la loro possibile strumentalizzazione, se non montatura. La notizia è che in commissione Giustizia del Senato statunitense hanno fatto capolino, nei scorsi giorni, i memo declassificati dal capo della Dni, l’agenzia nazionale di intelligence.

In particolare, uno risalente al 2016 (un memo inviato dalla Cia all’allora direttore dell’Fbi, James Comey), rivelerebbe che «la candidata democratica alla presidenza del 2016 (ed ex segretaria di Stato di Obama), Hillary Clinton, aveva approvato un piano per collegare la campagna di Trump all’hackeraggio del Democratic National Committee, di cui venne accusata la Russia».

Il caso è certamente intricato e merita ulteriori approfondimenti. Intanto però i repubblicani hanno abbastanza materiale per poter gongolare e lanciare la controffensiva. Ovvero, sollevare in piena campagna elettorale l’ipotesi del complotto anti-Trump e mettere in dubbio la credibilità degli esponenti dem.

Ecco il primo assalto. «Ho autorizzato completamente – scrive su Twitter l’inquilino della Casa Bianca – la declassificazione di tutti relativi al più grande crimine politico nella storia americana, la bufala russa. Allo stesso modo, lo scandalo email di Hillary Clinton. Nessuna secretazione!»

C’è da ricordare che gli Usa non sono l’Italia e la sola ipotesi che un esponente politico possa flirtare con i leader di una nazione straniera è assai disonorevole. Appunto perché ritenuto un gesto di debolezza, se non di sottomissione. Ma è anche l’ipotesi che un uomo o donna di Stato possa mentire a ingenerare risentimento.

Colpi di scena in vista? «Troppo presto per trarre delle conclusioni – spiega tuttavia Marco Liconti per l’AdnKronos – Anche perché è lecito attendersi la pubblicazione di altri documenti riservati, oltre alle conclusioni dell’indagine affidata al procuratore Durham. ‘Colpi a sorpresa’ che potrebbero essere svelati in vista delle elezioni presidenziali di novembre, nelle quali Trump userà l”Obamagate’, come egli stesso ha ribattezzato il Russiagate, per sostenere ancora una volta la tesi di un complotto democratico ai suoi danni».

Preoccupazione per i Dem? «Del resto – scrive Stefano Graziosi su LaVerità – che la Clinton potesse aver dato l’ok a una simile macchinazione è reso plausibile anche dal fatto che fu proprio lei a figurare tra i finanziatori dell’ex spia britannica Christopher Steel: fascicolo che – aggiunge – rappresentò inizialmente l’architrave dell’impianto accusatorio del Russiagate, per poi rivelarsi tuttavia sostanzialmente infondato».