E pensare che c’è la Costituzione antifascista

Se si tratta di limitare le libertà fondamentali dei cittadini non può essere un governo di maggioranza a farlo. Il governo deve dimettersi e le camere devono formarne un altro con un mandato e una base parlamentare più ampia. La ragione è molto semplice, la costituzione antifascista non consente limiti delle libertà alcune se non circoscritte a casi e tempi specifici che non si possono estendere all’intera cittadinanza. Ma c’è la pandemia. Motivo in più per non distruggere la Repubblica nelle sue fondamenta come il governo sta facendo. Premesso che si potrebbe discutere sullo stato dei contagi e sulla decretazione di urgenza perfettamente costituzionale che il governo continua ad ignorare, perché appena entra in aula la sua maggioranza si spacca, non si affronta l’emergenza sulla base di un codice della protezione civile che si prolunga per sei mesi. La nostra costituzione antifascista non prevede l’emergenza, perché il fascismo fu l’emergenza ed il governo deve rimettersi al Parlamento per affrontarla come avvenne per il terrorismo. Allora si portò il PCI in maggioranza e la DC era il primo partito del paese non il quarto. Qui abbiamo invece un parlamento che si rimette al governo, che il governo si degna forse di informare e magari di far votare. Eppure sulla base della costituzione antifascista il presidente del consiglio non ha nessuna autorità di decretare un bel niente senza il consenso del Parlamento e soprattutto non può decretare sulla libertà delle persone. Cambiasse la costituzione e si adotti un modello presidenziale. Altrimenti ci si riduce ad un regime sudamericano, il modello cileno per l’esattezza, sul quale il governo è avviato da un pezzo e che ha tutta l’intenzione di confermare con tanto di impiego dell’esercito, che gli servirà sicuramente. Il capo dello stato è irresponsabile, nemmeno può controfirmare il che da l’idea del percorso legislativo che si sta consumando e non può subire ulteriormente questa situazione. Non possono subirla i presidenti delle camere. Solo il presidente del senato mostra un qualche segno di fastidio. Troppo poco perché non si considerino le più alte cariche delle istituzioni complici di un colpo di stato.