Corrado De Rinaldis Saponaro: «Ecco dove vuole andare il PRI»

«Il modo peggiore per costruire un progetto repubblicano, liberal-democratico sarebbe che il PRI si barcamenasse in laceranti tattiche di schieramento per decidere se allearsi con la destra, il centro o la sinistra, oppure ricercare un modello organizzativo che non poggi su un solido progetto politico e culturale». Così l’ultimo Consiglio Nazionale del Partito a Roma, la cui registrazione è come al solito integralmente disponibile su L’Iniziativa Repubblicana,  è stata l’occasione per ‘chiarirsi’ e ricentrarsi.

«Il Pri, collegato al suo maestro Mazzini quando nasce, e poi nel suo operare, è sempre stato un partito democratico anche se diffidava della democrazia giacobina e della democrazia fatta di nobili. Mazzini infatti chiamava la democrazia “governo sociale”. Mazzini ha sempre combattuto chi identificava la sinistra con la dittatura del proletariato o con la statalizzazione dei mezzi di produzione. Si differenziava da chi aveva una concezione associativa collettivista. Il Pri si è sempre distinto come il partito della Repubblica e della democrazia, non come un partito della sinistra. Ha sempre combattuto tanto le visioni assistenziali e caritatevoli di una certa sinistra cattolica, quanto quelle massimaliste della sinistra marxista. E anche le esperienze Azioniste che si incrociarono con il Pri, riconducibili a Ugo La Malfa e Ferruccio Parri, furono una scelta di rottura con i dogmi di classe e di schieramento della sinistra socialista. Mazzini era un repubblicano democratico non uno di destra o sinistra. Polemizzava con socialisti ed anarchici e con liberisti. Stare con i più umili non vuol dire essere di sinistra perché i marxisti stavano con i lavoratori ma facevano perdere loro la libertà. Mazzini organizzava le società di mutuo soccorso e polemizzava con Bentham liberista, perché il liberismo sfruttava i lavoratori. Mazzini, ponendo capitale e lavoro nelle stesse mani, non fa una scelta di alleanza politica, ma esprime un concetto di libertà in una società democratica. Quando Mazzini parla di solidarietà e di volontariato esprime un concetto di libertà di una società democratica. Nella concezione mazziniana della Repubblica non esiste una destra e una sinistra, esiste l’idea di una società democratica che vive in un patto sociale e tutela tutti i cittadini rispettosi della Repubblica. Ed è la stessa idea che ha Ugo La Malfa quando dice che il cittadino, sia operaio, bracciante, artigiano, commerciante o imprenditore, esercita una funzione di responsabilità verso l’interesse generale del paese. Non è un concetto di destra e sinistra è la sintesi di come coesistono interessi diversi in una società libera e democratica. Il Pri è una forza riformatrice che cambia la società, ma non con una teoria conflittuale fra le classi che è quella che storicamente divide in destra e sinistra la lotta politica. Ci sono valori della società democratica come la giustizia sociale, come il valore sociale dell’impresa, che non sono l’uguaglianza di tutti e l’odio di classe, ma sono quel valore complessivo che ognuno nella sua peculiarità porta alla crescita complessiva»

«Dal 1992, in questo paese ha prevalso una forma di lotta politica giustizialista, bipolare, con schema destra/sinistra che è la causa principale della crisi della democrazia e dei ritardi economici e sociali del paese. La politica nella concezione democratica e repubblicana è sempre stata il governo dell’interesse generale, fino a individuare nella politica di programmazione e dei redditi lo strumento di governo e di trasformazione degli squilibri sociali e territoriali. Noi siamo riformatori, non facciamo intermediazione dei poteri lobbistici e corporativi, che hanno spogliato il paese, indebitandolo con politiche assistenziali e di spesa corrente e rendendolo obsoleto nel suo sistema istituzionale organizzativo e infrastrutturale. La nostra proposta spesso è alternativa a destra e sinistra, noi siamo per lo stato democratico e per lo stato di diritto. Non avremmo mai aderito a partiti giustizialisti o accettato un grillino ministro della giustizia, che libera i mafiosi, vuole la prescrizione a vita, o con un governo che tratta coi terroristi criminali di Al Shabaab e se ne vanta, facendone uno spot mediatico per i terroristi di Al Qaeda. 

 La democrazia repubblicana è democrazia delegata dal popolo a rappresentanti eletti in Parlamento e soggetti al controllo dell’elettorato che può cambiarli con l’esercizio del voto e della sovranità popolare. La democrazia parlamentare non può essere sospesa, nemmeno in tempi eccezionali. I repubblicani non possono essere complici di questo governo che ha agito fuori della costituzione repubblicana di cui noi, per nome e storia siamo o dovremmo essere i più strenui difensori. Un governo che non sa gestire, né l’emergenza sanitaria, né la politica di emergenza di liquidità, né la politica di rilancio».

Il PRI riparte dunque a partire da un progetto repubblicano liberal-democratico per la ricostruzione dell’Italia. Ne ripercorriamo con il segretario nazionale Corrado De Rinaldis Saponaro i suoi elementi essenziali… 

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