La storia ci pone di fronte un bivio: riscatto democratico o libertà di sceglierci la schiavitù?

Gustav Le Bon, psicologo francese estimatore di Mussolini e dittatori VARI, sosteneva che “molti credono che la libertà consista nella facoltà di scegliere le loro schiavitù”. È esattamente ciò che sta avvenendo nella qualità della libertà e della democrazia italiana. La libertà che nella visione repubblicana è assenza di dominio e rispetto delle leggi frutto di un processo democratico, come fu la Costituente e la Costituzione italiana. Oggi, non è più così perché il potere esecutivo si è preso di fatto anche il potere legislativo e la libertà si è via via trasformata in imposizione. La responsabilità individuale che è la garanzia del rispetto della libertà altrui e delle regole di convivenza sociale e civile è diventata un pericolo per l’ordine costituito che deve essere fissato da regole di “gregge”. La pandemia ha solo favorito il fenomeno rendendolo, col terrore dell’informazione, funzionale ad un disegno politico secondo il quale distruggendo tutti i legami con la consapevolezza della libertà individuali, il popolo gregge cerca sempre il padrone che lo tenga nel tranquillo ovile. Crollati gli ideali assieme alle ideologie, crollati i partiti come riferimento di interesse e di dialettica verso il raggiungimento di un modello di società ideale, dentro la cornice della Repubblica tutto è saltato. L’antipolitica è diventato lo sport preferito del qualunquismo e anche la politica degli addetti, partiti, parlamentari e leader politici hanno cavalcato il vento dell’antipolitica. Non capendo che l’antipolitica non definisce un modello di società più libera, più democratica, più giusta e solidale, ma una sorta di masochistica forma di distruzione di tutto ciò che è governo, istituzione. Questo porta a un progressivo stadio di imbarbarimento della politica, dei rapporti sociali, della convivenza civile, della consapevolezza del potere di sovranità popolare che risiede in ogni persona libera nel potere giudicare e cambiare chi governa, dando una valutazione di merito sull’operato del governo e sulla qualità dell’opposizione. In una concezione repubblicana e democratica il ruolo dell’opposizione di controllo sulla difesa dell’interesse generale da parte dei governanti, è importante come la funzione di governo. Si è andata smarrendo la visione generale del modello di società che si vuole raggiungere facendo politica. La competizione democratica ed elettorale, da sfida per il raggiungimento dell’interesse generale previsto nel patto sociale che è la Repubblica, si è trasformata in pura lotta per la conquista del potere. Caduti gli ideali, caduti i valori, indebolite le coscienze libere e responsabili, ha preso piede una democratura, cioè un regime che tiene ogni tanto libere elezioni, ma dove il cittadino non conosce più la verità e la trasparenza dei processi decisionali, dove le istituzioni, sono svuotate dei loro poteri, dove gli organi di garanzia non sono indipendenti, ma legati da interessi con la politica di parte. I leader dei partiti sono non coloro che hanno visione, cultura, qualità e virtù, ma coloro che hanno più spettacolarità, potere finanziario o sono a rappresentare interessi corporativi, lobbistici, religiosi, territoriali, nazionalisti etc. Tutto ciò che non è Repubblica è diventata la sostanza putrida della democrazia dei giorni nostri. Leader che durano il tempo delle loro promesse non mantenute. Partiti che non hanno solide radici nella storia e nella cultura del paese, non hanno cultura istituzionale e alla prova di governo falliscono spingendo il paese verso il baratro di un declino irreversibile. La storia però non è avara, perché dà sempre una possibilità di riscatto. Quando si supera il livello della mortificazione della dignità umana e con questo governo lo si sta superando le coscienze libere sanno reagire. Clima di emergenza, oltre la Costituzione, prolungato oltre ogni decenza, esautoramento del Parlamento, restrizioni delle libertà individuali, civili e sociali, il senso di responsabilità e di coesione diventano imposizioni e distanziamento sociale. Normali prudenze di prevenzione diventano misure coercitive, sono misure di una società oligarchica ed autoritaria, non di un paese democratico. La secretazione dei verbali della commissione tecnica e scientifica, l’occultamento delle informazioni allarmante dell’OMS per mesi sono delitti contro la comunità democratica. La dichiarazione dello stato di emergenza non prevista dalla Costituzione perché, i pieni poteri portarono al fascismo, non trova la resistenza ferma di chi è figlio della resistenza al fascismo e erede della Costituzione repubblicana, anzi è una sorta di orgia della distruzione della democrazia che è prima di tutto rispetto delle regole e delle prerogative costituzionali. Populismo, sovranismo, nazionalismo, secessionismo, localismo sono tutte caratteristiche contrarie alle ragioni che portarono alla Repubblica, all’unità d’Italia, al decentramento amministrativo. La storia concede possibilità di riscatto o di dissolvimento. L’abitudine al motto di Gustav Le Bon sopra citato porta alla dittatura, prima occulta e poi, palese. Oppure la storia concede una possibilità ad una carta di riserva, una forza non troppo compromessa con questi 25 anni di degrado democratico maggioritario, una forza che abbia solide radici democratiche, che si riconosce nel valore originale e vero di Repubblica, cioè un patto sociale con regole condivise. Un modello di società dove ogni cittadino che sia operaio, contadino, imprenditore, studente, impiegato, uomo o donna, giovane o anziano esercita una funzione di responsabilità verso l’interesse generale e dove la sua dimensione individuale viene risolta dal governo dell’interesse generale. Una funzione di libertà di un cittadino consapevole e democratico, non di un estremista, qualunquista, campanilista o corporativo. La politica o è il governo dell’interesse generale o è puro esercizio di potere. Occorre cultura di governo, strumenti come la programmazione che ordinano in una scala di priorità di interesse generale le scelte di investimento. Ciò che potrebbe avvenire col Recovery Plan e non con uno strumento autonomo dalla politica di governo, ma come scelta di qualità di un governo. Una Agenzia autonoma presuppone il fallimento di una concezione politica, presuppone l’incapacità della politica di governare ciò che spetta al governo e alla politica di scegliere e governare. Ugo La Malfa sceglie la politica di programmazione come strumento del governo del paesenon come surrogato esterno o tecnico, perché aveva questa tensione politica e morale, perché aveva la visione di un modello di paese coeso e governabile non piccole visioni di contingenza e tattica politica. Quella forza esiste ed è il Partito Repubblicano Italiano, quella tradizione esiste in una concezione politica che ritroviamo in Azione, in + Europa autonoma dal governo, nella tradizione liberal democratica. È ora di unirla in un soggetto elettorale autonomo che indichi la strada del riscatto contro la rassegnazione della mediocrità, contro la libertà di scegliersi le schiavitù, per dar orizzonte ad un’occasione irripetibile di rilancio democratico, occupazionale ed economico, per dare effettiva laicità al paese, per stare in Europa trasformandola, per stare con la civiltà occidentale contro le tentazioni giornaliere ed opportuniste della esperienza cinese, illudendosi di poterla governare e non subire vedi Conte e Vaticano. Noi non vogliamo un’annullamento delle singole esperienze Ulivo, PD a sinistra e PDL a destra dimostrano che le culture politiche fuse insieme non danno miglior cultura e capacità di analisi della trasformazione ma danno asfissia e diventano accozzaglie di potere, noi vogliamo mantenere libere le nostre origini e mettere insieme le volontà politiche, ce la faremo.