La parrucca di Robespierre

Per capire le disgrazie della vita repubblicana dobbiamo tornare alle origini dell’Europa contemporanea, alla Francia del 1792 dove a detta di Desmoulins i repubblicani in tutto erano tre. Perché incredibile a dirsi i terribili giacobini erano ancora monarchici la notte del 9 agosto, prima dell’assalto alle Tuileries. Guardate la parrucca di Robespierre ma anche quella di Danton non c’è dubbio che era più repubblicano Cromwell a confronto. Se andiamo dall’altra parte dell’Atlantico, l’America appunto, se la ridevano. Gli amici di Washington, Morrison ad esempio, diceva a Jefferson cos’è sta idea dell’eguaglianza? Ti sei fatto giacobino? Gli americani non si preoccupavano dell’eguaglianza non avevano l’aristocrazia. La Repubblica fu più facile per loro che per i francesi che nel 1793 redigendo la costituzione bocciarono subito il progetto di Condorcet, forse anche perché troppo astratto ma soprattutto perché Condorcet era marchese. Comunque una costituzione la approvarono e che costituzione tutte quelle che hanno seguito in Europa per due secoli almeno ne conservano le tracce. Non fosse che quella costituzione venne subito sospesa la Francia era in guerra. Ecco la prima cosa da sapere sull’emergenza, essa nega la costituzione. Come ovvio’ la Francia a forza repubblicana a questo dilemma? Tutti i poteri vennero rimessi al Parlamento che non volle nemmeno istituito un governo ma semplicemente dei comitati che rispondevano alla convenzione. Il ministro della guerra ogni giorno andava alla sbarra e per maggior sicurezza lo si minacciava con la ghigliottina. Ecco l’emergenza con cui la Francia vinse tutte le potenze che le mossero contro in meno di un anno. Passati due secoli la nostra costituzione ne ha un ricordo. Articolo 78, lo stato di guerra è dichiarato dalle camere e sono le camere a conferire al governo i poteri necessari che significa il governo in emergenza risponde alle camere per ogni suo atto. Quando si fece la guerra al terrorismo si fece infatti la solidarietà nazionale, non un governo di minoranza, non un dittatore. Allora la Repubblica italiana rese onore alla parrucca di Robespierre, quell’onore che gli nega il fazzolettino nella tasca della giacca di Conte.