«Non c’è nessuna emergenza sanitaria». Ma il Governo ci gioca

«Non c’è nessuna emergenza sanitaria». Il virologo Giulio Tarro torna a spiegarlo ai giornali: «Se fai 400.000 tamponi viene fuori di tutto, soprattutto gli asintomatici». Anche Matteo Bassetti aveva tentato nei giorni scorsi di rispondere al catastrofismi del ritrovato Burioni che è tornato dalle ferie e agli apologeti della dittatura sanitaria. E i numeri del terrore che in questi giorni la solita stampa nazional-scandalistica sta diffondendo vanno contestualizzati. È vero ci sono circa 2000 casi al giorno. Come a marzo. Solo che a marzo venivano fatti 7000 tamponi. Oggi 100000. I dati quindi dimostrano esattamente il contrario di quanto si sostiene. E cioè che i casi sono circa 12 volte di meno. Non solo. Quelli che vengono trovati sono i ‘positivi asintomatici’. Si sta esagerando con la politica del terrore, dice Tarro, perché l’emergenza è finita e le persone sane asintomatiche non possono essere considerate contagiose, perché hanno una bassa carica vitale.

Anche Roberto Rigoli, primario del reparto di Microbiologia a Treviso parla di fine dell’emergenza. «Su 60.000 tamponi fatti dal 1° giugno in Veneto solo 3 hanno registrato una quantità di virus importante. Ma anche quelle tre persone infettate dal Covid-19 hanno sviluppato solo sintomi leggeri e nessuno è finito in pneumologia o in rianimazione».

«La politica lasciata a se stessa porta una tirannia dietro di sé» (Emmanuel Lévinas)

In autunno e in inverno si andrà incontro alle influenze comuni, certo, ai raffreddori, anche qui il consiglio del virologo è semplicissimo: niente panico, nessun tampone, semplicemente curarsi a casa e nei casi più gravi andare dal medico di famiglia che saprà cosa suggerire. Invece il governo e la stampa mainstream ha già ricominciato con lo sciocchezzaio: il divieto di assembramento potrebbe essere inasprito, con la proroga dello stato di emergenza addirittura fino al 31 gennaio. Come dire: poteri assoluti al premier e parlamento svuotato delle sue funzioni, praticamente a tempo indeterminato (il 31 gennaio si prorogherà fino a?). Peccato che la Costituzione non lo consenta.

Ne abbiamo parlato con Michele Polini, segretario dell’unione romana del PRI

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