C’era una volta il socialismo scientifico

Più di quella europea la sinistra italiana ne ha combinate quante Bertoldo, tant’è che alla fine l’è girata la testa. Disperata, era ancora il secolo scorso, si rivolse ad un luminare come Norberto Bobbio. Spiegaci tu cosa sia la sinistra. E il povero Bobbio, messo in cattedra grazie al favore personale del duce, scrisse un brillante volumetto in cui si spiegava che la sinistra era il sentimento di stare dalla parte dei più poveri. Formidabile concetto, non fosse, che se mai Marx l’avesse letto avrebbe scritto cento chili di Grundisse contro l’esile volumetto. Ma come, io vi ho dato il socialismo scientifico e voi ripiegate sul socialismo sentimentale? Siete peggio di Proudhon e Owen. Dall’altra parte del mondo in Cina, non che le cose per la sinistra andassero meglio. Dovendo scegliere, a Pechino buttarono il socialismo e si tennero la scienza. A Wuahan è dal duemila e uno che si studiano il covid, oramai dovrebbero saperne tutto. Ad esempio che se scatenato mette in ginocchio il capitalismo come mai potrebbe l’armata Rossa. Se il socialismo è fallito la scienza ancora no e così ecco decine di scienziati tutti intenti a spiegare che cosa si debba e non si debba fare. Il salto di specie. Il pipistrello e il pangolino. La prima ondata, la seconda ondata. Gli asintomatici. I cinesi se la ridono. Con un miliardo di popolazione se muoiono i deboli a gli ammalati sai che disastro. Hanno riaperto già tutto e godono delle nostre convulsioni. Il presidente Mao diceva che metà del mondo sarebbe dovuta scomparire. Era il passaggio dal socialismo al capitalismo scientifico. Sopravvive solo il più forte. Non siamo certo noi.