Col Covid violati i diritti civili. Così muore la democrazia. Esposto alla Corte Europea

«In questo periodo sono state fatte delle violazioni clamorose che non sono mai avvenute prima», spiega ad Affaritaliani il giurista, costituzionalista e accademico Ugo Mattei, «siamo diventati un tale popolo di servi che De Luca lo hanno votato al 70%. Il punto vero è questo: in situazioni di terrore, indotto anche dai media, la gente è preoccupata per la sua pellaccia e si attacca all’uomo della provvidenza».

Le regole di uno Stato democratico prevedono che se si vuole imporre ai propri cittadini un comportamento, non uscire di casa o girare con la mascherina (dato anche uno stato d’emergenza come l’attuale pandemia), occorre fare delle leggi. Ma nulla in questa direzione è stato fatto in Italia, anzi siamo stati prede di continue forzature del diritto, ha raccontato il professore. «Sapevamo già della fragilità giuridica dei DPCM, adottati durante il lockdown. Essendo dei provvedimenti amministrativi le sanzioni che ne derivano possono essere facilmente annullate ricorrendo ai prefetti o nel caso di controversia ai giudici di Pace. Ma abbiamo imparato a nostre spese che le pandemie non si gestiscono con le leggi ma con il terrore e con il controllo dei grandi media che amplificano quel terrore ogni secondo, mettendoci però davvero in pericolo vista l’incertezza che creano». Anche in presenza di un’emergenza che, numeri alla mano, sembra decisamente del tutto superata.

Così. «La settimana scorsa abbiamo presentato, come Osservatorio per la legalità Costituzionale ‘Stefano Rodotà’, un esposto al segretario generale della Corte Europea dei diritti dell’uomo denunciando il fatto che l’Italia non ha segnalato, ai sensi dell’articolo 15 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, come sarebbe stata obbligata a fare e come hanno fatto gli altri Paesi, la sospensione di queste libertà civili».