Il sacrificio di Angelo Masina

Il 24 settembre 1815, a Bologna, nasce Angelo Masina. Già da dodicenne si distingue per coraggio e generosità salvando un bambino caduto nel Reno e devolvendo il premio assegnatogli al bambino salvato. Nel 1831 partecipa come volontario ai moti antiaustriaci che portano alla proclamazione della Repubblica delle Provincie Unite. Costretto all’esilio si arruola nella legione ausiliaria francese e combatte in Spagna al fianco dei liberali guadagnando i gradi di caporale, poi sergente, e la medaglia al valore dell’Ordine di Maria Isabella Luisa. Disgustato dai contrasti interni ai liberali spagnoli, nel 1837 chiede il congedo anticipato e rientra a Bologna dove continua l’attività cospirativa per la quale è attenzionato dalla polizia delle Legazioni e subisce due volte l’arresto nel 1842. Nell’agosto di 3 anni dopo è nuovamente arrestato e rinchiuso a Castel Sant’Angelo, dove si dedica alla traduzione di un romanzo di J.F. Cooper dall’inglese. Amnistiato nel 1846, torna a Bologna. Partecipa ai moti del 1848, prima con i Cacciatori del Reno poi come comandante di un drappello di Cavalleggeri, allestito a proprie spese, dal nome di cavalleggeri dell’Alto Reno che guida nella campagna in Veneto. Tornato a Bologna dopo la caduta di Treviso, continua a dedicarsi al corpo di volontari da lui fondato. Quando le autorità pontificie ordinano lo scioglimento dei corpi volontari, oramai capitano, si trasferisce in Romagna, dove completa l’addestramento del reparto e si unisce alla Legione italiana di Garibaldi che si reca a difendere la Repubblica Romana. Mutato il nome del reparto in Lancieri della Morte, col grado di maggiore, nell’aprile 1849 partecipa ai combattimenti contro i francesi e nel maggio successivo alla battaglia di Palestrina contro i borbonici. Promosso tenente colonnello, assume il comando della Legione Italiana, che guida contro i borbonici a Velletri. Quando, all’alba del 3 giugno 1849, con un attacco a sorpresa i Francesi occupano le posizioni di porta S. Pancrazio, villa Pamphili e villa Corsini è tra i primi a contrattaccare l’avversario venendo ferito al braccio destro. Medicato nell’ambulanza di S. Pietro in Montorio, nel pomeriggio tenta una nuova carica su villa Corsini, ma, giunto sulla terrazza, viene colpito a morte.