Le prime parole di buon senso

Per la prima volta si sono ascoltate parole di buon senso da parte del presidente del consiglio tanto più significative perché completano un suo pensiero già abbozzato qualche settimana fa. Anche la persona dalla coscienza più marcia può trovare un bagliore tale da riconciliarlo con la razza umana e migliorarsi. È davvero edificante. Conte ha detto lo riporta l’ adnKronos che nel caso in cui si sprecasse l’occasione dei recovery fund dovremo andare tutti a casa e aggiunto ignominiosamente. In precedenza aveva detto che l’occasione non poteva essere sprecata, cosa molto più banale e dal sapore esortativo. In pochi giorni il tono si è aggravato, la commedia è scivolata nel dramma. Quasi si fosse reso conto che le pile di progetti ammucchiati sulla scrivania vantati dal ministro dell’economia non servono a niente. Serve invece anche un solo progetto compatibile con le istanze europee Questo progetto non c’è. E non c’è perché a differenza del premier la sua maggioranza nemmeno capisce di che parla pensa solo a come spendere soldi che non arriveranno. Sarebbe facile rimproverare al premier DPCM in cui si prescriveva agli italiani di andarsene in macchina nella propria casa di campagna, qualcosa che nessun paese occidentale ha pensato di poter fare, quando avrebbe potuto imporre in nome dell’emergenza l’adozione del Mes. Non l’ha fatto forse spera di poterlo ancora fare con la via legislativa ordinaria, ma il Mes è oramai chiaro che sia il primo passo per convincere la commissione che dell’Italia ci si può fidare. Senza il Mes tutto sarà più difficile soprattutto se il partito di maggioranza relativa si sgretola perché Conte teme che su questa prova possa perdere proprio il sostegno del suo partito di riferimento. È qualcosa di inevitabile quando un partito del trenta per cento tempo due anni si scopre ridotto al dieci ed ha pure votato una legge per ridurre il numero dei parlamentari e poi fatto un referendum popolare. I primi epurati saranno i deputati cinque stelle, che ancora si chiedono perché. È questa la realtà toccata con mano da Conte che appunto ha compreso quanto siano pallidi i trionfi nella storia. Tutti a dirgli ora il tuo governo è più forte e lui ne vede chiaramente la fine.