In ricordo di Gilberto Govi

Il 21 settembre 1826, a Mantova, nasce Gilberto Govi. Conseguita la maturità al Ginnasio-Liceo Virgilio, dopo aver frequentato per due anni la facoltà di Giurisprudenza all’Università di Padova per volontà del padre, si iscrive alla facoltà di matematica nello stesso ateneo. Ancora studente, fervente mazziniano, partecipa ai moti del 1848 ed alla Prima Guerra d’Indipendenza con la legione universitaria padovana. Dopo la guerra, costretto a prende la via dell’esilio si reca a Parigi dove perfeziona gli studi scientifici all’École Polytechnique e si appassiona alla storia della scienza. Nel 1855, all’Esposizione Internazionale di Parigi, conosce il delegato toscano, Filippo Corridi, fondatore e direttore dell’Istituto Tecnico di Firenze, che ne riconosce il valore e convince il Granduca a nominarlo Professore di fisica e tecnologia. Nel 1859 si arruola nell’esercito toscano, con il grado di ufficiale del Genio, ma giunge a Goito dopo la firma dell’armistizio di Villafranca. Tornato a Firenze, gli è affidata la cattedra di fisica al neonato Istituto di Studi Superiori. Nel 1862 è chiamato a Torino dove gli è assegnata la cattedra di fisica sperimentale all’università, viene nominato all’Accademia delle Scienze, Direttore dell’Osservatorio Astronomico ed è eletto Magnifico Rettore, ma rinuncia a quest’ultimo incarico perché impegnativo e non vuole rinunciare alle sue ricerche. Nel 1870 partecipa alla Presa di Porta Pia come ufficiale dei bersaglieri, ed in quella occasione scrive “ora posso morire contento perché ho visto cadere l’ultimo baluardo dell’ignoranza e della tirannia”. Incaricato di riorganizzare le biblioteche romane e quella dell’Accademia dei Lincei, membro della commissione nazionale istituita per curare la raccolta dei manoscritti e disegni di Leonardo da Vinci, nel 1872 rifiuta la nomina a Senatore del Regno. Membro dell’Accademia dei Lincei nel 1874, l’anno successivo è nominato direttore del Bureau International des poids et mesures a Parigi. Direttore della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II appena istituita, titolare della Cattedra di fisica dell’Università di Napoli dal 1878, eletto Deputato al Parlamento per il collegio di Reggio Emilia nel 1882, dopo due anni si dimette per tornare alle sue attività scientifiche. Inventore di strumenti innovativi quali il barometro ad aria o il termometro registratore, autore di oltre 200 studi scientifici, si dedica alla passione per la storia della scienza, ed in particolare agli studi su Leonardo da Vinci e Galileo Galilei. Muore a Roma la notte fra il 29 e il 30 giugno 1889.