Fusignani e Ravaglia: «Votiamo No in difesa della Democrazia»

«Accogliendo un orientamento largamente emerso dal dibattito tenuto nel corso delle direzioni Provinciale e Comunale di Ravenna, esprimiamo la nostra dichiarazione di voto per il NO al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre».  Così Eugenio Fusignani (Segr. Prov.le PRI Ravenna) e vicesegretario nazionale vicario del PRI e Stefano Ravaglia (Segr. Com le. PRI Ravenna).   
Pur consapevoli che la nostra matrice laica contempla anche posizioni diverse, come già avvenne per il Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016, è importante che tutti i Repubblicani si siano espressi per una riforma della Costituzione che non sia avulsa da una riforma del contesto istituzionale che superi il bicameralismo paritario, ridefinendo competenze e livelli istituzionali con una legge elettorale adeguata in termini di rappresentatività degli elettori e dei territori. 
In ogni caso ribadiamo la nostra contrarietà ad un taglio delle rappresentanze parlamentari che, avulso da una proposta più articolata, appare più utile a soddisfare la vandea dell’antipolitica piuttosto che a dare risposte concrete in termini di qualità dell’azione parlamentare.  
Crediamo pertanto che, dicendolo da Repubblicani che non hanno rappresentanti in Parlamento da difendere, sia prioritario tutelare la democrazia rappresentativa dagli attacchi di una superficiale semplificazione populista che riduce gli spazi democratici, rafforzando paradossalmente quella casta che si vorrebbe a parole cancellare.  
Senza contare il peso delle segreterie di partito nella scelta dei candidati che una vittoria del SI’ andrebbe inevitabilmente ad accrescere.  
Riteniamo inoltre pericolosa una concezione che misura l’agibilità democratica in termini di costi; non perché, come qualcuno ha fatto notare, questo taglio lineare determinerebbe solo il risparmio di una tazzina di caffè all’anno per ogni italiano, ma perché, al contrario, riteniamo che il valore della democrazia sia inestimabile.  
Anche perché, senza scomodare le urne e gli italiani, se si voleva raggiungere lo scopo del risparmio era sufficiente agire sugli stipendi parlamentari o, meglio ancora, semplicemente eliminando i rimborsi e alcuni privilegi che permangono. Anche per queste ragioni voteremo NO invitando i Repubblicani a fare altrettanto«.