Stefano Romeo, un impegno a metà tra Repubblicanesimo e Massoneria

13 settembre 1819, a Santo Stefano in Aspromonte (RC), nasce Stefano Romeo. Studente di Medicina a Napoli, nel 1840 viene arrestato perché sospettato di appartenere alla Giovine Italia. Trasferitosi a Messina, dove si laurea in Medicina nel 1841, partecipa all’attività cospirativa contro i Borboni. Coinvolto nel processo ai fratelli Bandiera nel 1844, tre anni dopo prende parte ai moti di Reggio Calabria, a seguito dei quali gli viene inflitta la pena di morte, poi sospesa. Trasferito in carcere a Napoli, viene amnistiato e liberato dopo i moti costituzionali del 1848. Eletto alla nuova Camera del Regno di Napoli, in cui è nominato Segretario, dopo la revoca della Costituzione, torna in Calabria nel tentativo di scatenare l’insurrezione. Sconfitto il tentativo rivoluzionario, si reca a Roma per difendere la Repubblica Romana, poi a Livorno dove, col grado di capitano del Genio, combatte contro gli Austriaci che vogliono restaurare il Granduca. Costretto all’esilio, si rifugia a Malta e poi a Costantinopoli dove vive svolgendo la professione di medico e praticando l’attività del commercio all’ingrosso di cereali, con notevolissimi guadagni, destinati in massima parte al sostegno dei patrioti in difficoltà e, in seguito, all’acquisto delle armi necessarie all’impresa dei Mille. Repubblicano, aderisce al programma del Partito d’azione e, tornato in Italia alla caduta dei Borbone, viene eletto Deputato per due legislature, sedendo tra i banchi all’estrema sinistra accanto a Garibaldi. Iniziato alla Massoneria, tra i fondatori nel 1867 della Loggia Universo di Firenze, l’anno successivo, deluso dalla politica e a causa della sua salute sempre più gravata da anni di sacrifici e privazioni, unita al desiderio di stare con la moglie e i figli, rassegna le dimissioni da deputato e ritorna a Santo Stefano d’Aspromonte, dove muore il 10 agosto 1869.