Regionali, lettera di Saponaro ai Repubblicani

«Devo rivolgere un ringraziamento a tutti coloro che hanno accettato di rappresentare il Partito Repubblicano Italiano nelle prossime competizioni regionali e comunali del 20 e 21 di settembre, sia nelle liste contraddistinte dal nostro simbolo, sia nelle liste di aggregazione civica». Così in una lettera il segretario nazionale del PRI Corrado De Rinaldis Saponaro.
Un ringraziamento va rivolto anche ai Segretari Regionali, di Consociazione, che hanno lavorato in modo encomiabile perché il Partito con propri candidati potesse essere presente e riuscire ad esprimere attraverso le nostre proposte programmatiche la caratterizzazione della presenza repubblicana nelle coalizioni.
La campagna elettorale del 20 e del 21 settembre per le Elezioni Regionali è caratterizzata da un duro scontro su temi nazionali e spesso si tacciano le problematiche locali che sono alla base della crisi economica e sociale che il Paese sta vivendo già da prima della pandemia e aggravata dalla pandemia.
Nella stessa domenica si voterà per il referendum della riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. La posizione che il Partito ha assunto è di votare
No[…].
Non ci sarebbe da aggiungere niente altro tranne una riflessione che mi permetto di portare alla vostra attenzione. Il taglio esclusivo del numero dei parlamentari senza una riforma costituzionale complessiva, e soprattutto, l’abrogazione del Titolo V della Costituzione che ha dimostrato proprio in questi mesi i danni che riesce a creare, è unicamente un boccone di demagogia offerto alla opinione pubblica che del funzionamento del Parlamento e delle istituzioni negli ultimi trent’anni ha molte volte manifestato tutta la propria insoddisfazione.
I Repubblicani vogliono la riforma della Costituzione e una riforma istituzionale che semplifichi i sistemi, che li renda più efficienti, che tagli il numero dei rappresentanti sia nel Parlamento che nelle Regioni, e che possa rendere il Paese più competitivo e tagliare una serie di costi veramente improduttivi; i costi di questa riforma che vengono sbandierati dai proponenti il voto del Sì sono talmente ridicoli che classificano la ulteriore demagogia della proposta.
In questo periodo di riapertura delle scuole, di attenzione al futuro dei nostri giovani, di possibilità di riprendere un cammino produttivo interrotto dalle condizioni della pandemia, di modifica di una serie di abitudini nel funzionamento delle imprese e conseguentemente del nuovo modo di sviluppare lavoro, purtroppo dobbiamo registrare
la mancanza di un disegno complessivo da parte del Governo per frenare la crisi che avvolge il sistema economico e sociale e che dia rilancio, anche approfittando del Recovery Found, che vedrà la possibilità di spesa nel nostro Paese, nel 2021 e a seguire, di 209 miliardi di euro per recuperare la quota enorme di Pil perduto sino ad oggi.
In un momento così grave anche l’atteggiamento delle opposizioni non è certamente costruttivo a fare ogni sforzo perché il Paese possa ripartire. Noi che rappresentiamo una minoranza, oggi più presenti di ieri in questa consultazione elettorale, abbiamo richiamato l’attenzione degli elettori a quelle che sono le riforme necessarie al nostro Paese e agli investimenti che bisogna realizzare per rendere il Paese moderno e all’altezza delle grandi democrazie. Continueremo a lavorare in questa direzione e girando l’Italia per questa campagna elettorale vi assicuro che l’ascolto ai nostri temi è particolare anche nei giovani che hanno sulle proprie spalle il debito che gli stiamo costruendo con interventi di natura clientelare e senza efficacia per il futuro (quello che Draghi ha definito debito cattivo) e che hanno nella loro testa un senso di forte pessimismo sul loro futuro. Il nostro impegno care Amiche e cari Amici Repubblicani deve essere quello di fare ogni sforzo perché i nostri candidati possano essere eletti nei Consigli Regionali e Comunali. Senz’altro sarà una voce, non la sola, ma insieme ad altre forze minoritarie, oggi nel Paese, che vogliono lavorare perché l’Italia non sia buttata in pasto alle demagogie, ma che abbia un disegno per riavere il ruolo che merita».