Maurizio Quadro e i Federati

Il 6 settembre 1800, Chiavenna (SO), nasce Maurizio Quadro. Studente dell’Università di Pavia, aderisce alla società segreta dei Federati che si propone di combattere l’Austria e l’instaurazione di regimi costituzionali. Imprigionato nel 1820 per aver manifestato a favore dei moti nel Napoletano, l’anno successivo è tra gli universitari che si arruolano nel Battaglione della Minerva e accorre in Piemonte per partecipare ai moti liberali. Dopo il fallimento delle sollevazioni, costretto all’esilio, vive a Genova, poi in Spagna, Francia, Svizzera, Russia dove si arrangia dando lezioni private e come precettore di nobili. Scoppiati i moti polacchi del 1830 si unisce ai ribelli per poi riparare nuovamente in Russia. Rientrato in Italia nel 1834, viene arrestato dalla polizia austriaca e condannato a sei mesi di carcere. Dopo la liberazione torna a Chiuro, paese di origine della sua famiglia, dove nel 1836 si rende utile assistendo i colpiti dal colera che infieriva in Valtellina. Allo scoppio delle cinque giornate si reca a Milano dove il governo provvisorio lo elegge commissario per la Valtellina. Costretto a fuggire a Lugano al ritorno degli austriaci, collabora alla preparazione della insurrezione della Val d’Intelvi dell’ottobre 1848. L’anno successivo è in Toscana, dove viene nominato segretario del governo provvisorio, quindi a Roma dove è segretario privato del triumvirato. Caduta la Repubblica Romana riprende la via dell’esilio verso Marsiglia, quindi in Svizzera e infine, aiutato da Mazzini, a Londra. Torna brevemente in Italia nel 1857 per partecipare al moto livornese. Collaboratore e poi direttore del periodico “Pensiero ed azione” fondato da Mazzini si dedica alla propaganda repubblicana. Nel 1859 ritorna in Italia, dove assume la direzione del giornale repubblicano-mazziniano “L’unità italiana”, che lascia nel 1871, quando si trasferisce a Roma per dirigere il giornale mazziniano “L’emancipazione”. Muore a Roma il 13 febbraio 1876.