L’ultima a morire è la Speranza

Ha sicuramente ragione il ministro Speranza quando definisce il senatore Salvini un piccolo uomo. Soprattutto davanti a statisti come Conte, Crimi, Di Maio, Zingaretti, mica possiamo occuparci di Salvini. Purtroppo una repubblica democratica presume un’opposizione ed il governo ha tanti poteri, quello Conte persino qualcuno che non gli spetta, ma ancora non è arrivato a scegliersi l’opposizione. Può preferire Berlusconi, ahinoi, c’è anche Salvini. Dati alla mano elezioni regionali e sondaggi, il piccolo uomo, conta un grande partito il primo del paese. Venti volte quello a cui appartiene il ministro Speranza. La particolarità della legislatura è che il partito di maggioranza relativa presente alle camere è diventato il terzo se non il quarto nel corpo elettorale. La DC avrebbe cambiato tutto il governo, il Movimento 5 stelle cambia alleato. Ovviamente abbarbicato com’è all’emergenza, al punto da prorogare i vertici dei servizi segreti alla faccia delle istanze parlamentari, il partito di Conte, può darsi che riesca a capovolgere lo svantaggio elettorale già nelle prossime regionali. Allora davvero potrà guardare Salvini dall’alto in basso. Fino a quel momento occorrerebbe, se non buona creanza, cotale grande statista, Conte, è quello che attacca le opposizioni a reti unificate senza contradditorio, almeno un po’ di prudenza. Anche perché Salvini ha posto un problema concernente i rapporti fra il governo ed il suo comitato tecnico scientifico che non si può liquidare dicendo ma quello vuole dividere il paese. I verbali disponibili sono abbastanza eloquenti. Soprattutto il presidente del consiglio, uomo illuminato che si attiene alla scienza, dovrebbe spiegarci come mai tanti conflitti espliciti proprio con i suoi scienziati. È questo il bello della democrazia piccoli o grandi, meschini o giganti, tutti hanno diritto ad una risposta in luogo di venire insultati. E noi dovremmo essere ancora una democrazia nonostante ad ascoltare Speranza verrebbe da dubitarne.