Il Conte è nudo

Nella favola di Andersen è un bambino ad avere il coraggio di dire ad alta voce la verità che gli adulti fingevano di non vedere, il re è nudo! Anche in questo settembre 2020 saranno i bambini ed i ragazzi italiani a smascherare definitivamente il Presidente Conte, facendo crollare miseramente il mito della migliore gestione della pandemia nel mondo occidentale. Certo, concedono gli esponenti della maggioranza ed i media ad essa vicina, ci sono stati dei problemi seri per l’impatto che la crisi covid ha avuto sulla nostra economia, ma quale Paese non li ha avuti? Noi abbiamo affrontato meglio di chiunque altro la crisi sanitaria. Questa è stata la narrazione del Governo, avallata dalla maggioranza degli opinionisti, e confermata da sondaggi che vedevano il Presidente come il politico più amato dagli italiani, con indici di consenso plebiscitari.

L’incredibile disorganizzazione nella preparazione della riapertura delle scuole archivia definitivamente questo racconto propagandistico, certo verrà proposto ancora, ma ormai ci credono in pochi. Se, infatti, qualsiasi ritardo, disguido organizzativo, elemento di improvvisazione era comprensibile di fronte all’emergenza sanitaria più grave degli ultimi cento anni, quanto è avvenuto sulla scuola non ha alcuna giustificazione. Il Governo ha avuto sei mesi per ragionare su quali interventi fossero necessari e per attuarli. Non sono mancate proposte, anche e soprattutto dal mondo dei docenti ma non solo, sin dai primi di maggio e ve ne sono anche di precedenti: utilizzare il patrimonio demaniale dismesso che con poche operazioni di ripristino, per altro utilissime anche dal punto di vista economico, avrebbe potuto fornire spazi ampi, che avrebbero consentito la distanza di sicurezza, pianificare in modo chiaro, fornendo con largo anticipo alle famiglie informazioni sulle modalità organizzative, l’alternanza aula/DAD ( la ormai mitica didattica a distanza ), prevedere turni nella frequenza delle lezioni, ecc.

Soprattutto non si è data risposta ai legittimi interrogativi degli insegnanti, il corpo docente ha un’età media di circa cinquant’anni, che, comprensibilmente, manifestano preoccupazione, ciò naturalmente non li esime dallo svolgere il loro lavoro, ma hanno il diritto di farlo in ragionevoli condizioni di riduzione del rischio. Il Governo non ha preso in alcuna considerazione la proposta, venuta da più parti, di assumere i precari che abbiano svolto almeno per tre anni attività didattica, mentre i dirigenti scolastici lamentano la mancanza di migliaia di docenti.

Il mondo della pubblica istruzione è un complesso sistema che riguarda personale docente, non docente, studenti e famiglie, affinché tutto funzioni occorre di un sistema integrato di servizi, fra cui i trasporti. Anche in questo caso abbiamo assistito ad un insopportabile rimpallo di responsabilità fra le Regioni e lo Stato, con le linee guide che sono state respinte, discusse e ridiscusse, un altro disastro del Titolo V, solo oggi si è appreso che sui mezzi pubblici sarà fruibile l’80% della capienza disponibile. 

Infine sarebbe stato utile cogliere “l’occasione” della pandemia per riorganizzare nelle scuole dei presidi sanitari che, coordinandosi con i medici di base, avrebbero potuto costituire una rete capillare sul territorio, funzionale alla tracciabilità di un’eventuale diffusione dei contagi.

Non cadrò nella facile tentazione di dare tutta la colpa alla ministra Azzolina, troppo facile! Giovane, donna, meridionale, un capro espiatorio perfetto. Intendiamoci ha delle responsabilità gravi e qualora se ne andasse ritengo nessuno la rimpiangerebbe, ma il fallimento organizzativo sulla riapertura delle scuole è del Governo nella sua collegialità, l’istruzione pubblica dopo la sanità è una priorità, l’esecutivo non ha saputo affrontarla nel suo insieme e nel suo insieme va valutato.

Oltretutto quando docenti e discenti avranno finalmente compreso come rispettare le astruse procedure disposte dal CTS e dal Miur, dovranno fermarsi per la celebrazione del referendum e delle elezioni regionali.

L’esercizio della democrazia è fondamentale ma quest’anno si poteva evitare di usare le scuole, o iniziare la didattica una settimana dopo, infatti le operazioni di voto renderanno necessaria una sanificazione degli ambienti.

Il bel baldacchino su cui è seduto il re Conte traballa, lo confermeranno i risultati delle elezioni regionali che, nella migliore delle ipotesi, vedranno un esito di cinque a due, nella migliore perché una delle ultime roccaforti rosse è sotto assedio. La vittoria del centrosinistra è certa solo in Campania, dove si presenta una versione old style del centrosinistra, in aperto conflitto con i pentastellati locali.

Intanto arrivano i dati dalla Svezia, la nazione che il mainstream italiano ha dipinto quasi come una cinica e fredda distopia eugenetica, persino con qualche nostalgia per le croci uncinate, solo perché il governo, peraltro di centrosinistra, ha creduto nei suoi cittadini, ritenendo di poter conciliare libertà personali ed economiche con misure di contenimento e di prevenzione, senza attuare il lockdown. Ebbene oggi è il Paese colpito da meno infezioni rispetto ai vicini dell’area nord europea, non solo, il numero di morti causato dalla pandemia, in rapporto alla popolazione, è, ad oggi, non distante da quello registrato in Italia.

Insomma tutti i fatti ormai fanno emergere che la buona gestione della grande crisi sanitaria è un falso mito, ed ormai il re, pardon il Conte è nudo.