Essere Repubblicani in Repubblica è una visione del mondo

Al prossimo consiglio nazionale i repubblicani discuteranno di un progetto politico che parte dal superamento di questo governo di incapaci, che necessiterebbe di un periodo di decantazione, di solidarietà nazionale a guida Draghi, per garantirci una ripresa seria del paese e credibilità internazionale. Ma parlerà anche di ruolo di una tradizione repubblicana e democratica, liberale in questo paese che ha Costituzione Repubblicana e politiche di contrapposizione corporative, dimostrando ignoranza assoluta di ciò che è la Repubblica e i suoi valori fondanti. Il dibattito sulla nuova destra sovranista alla Salvini Meloni o sulla nuova sinistra imperniata sul PD succube del populismo grillino dimostra l’asfissia che avvolge le forze politiche slegate dalle radici culturali e storico politiche del paese. Uno schieramento senza radici culturali nella logica di continuare con i disastri di un maggioritario che è incompatibile con la Repubblica Parlamentare che nasce pluralista e frutto di culture diverse e si rigenera solo in quel contesto. L’idea di dividere in due schieramenti il paese è incompatibile con la Repubblica, che è un patto sociale con regole condivise, non un ring dove scontrarsi fra destra e sinistra o fra sovranisti ed europeisti. Ammesso che abbia un senso destra e sinistra, oggi, e che chi è europeista non debba mantenere un orgoglio nazionale e chi è sovranista non possa avere un’idea di Europa politica non sottomessa agli interessi finanziari e non germanocentrica. La stessa cosa ma con infiorituradiversa ripropongono Veltroni e Prodi che scambiano per un possibile sogno l’idea originale di fondazione del PD o dell’Ulivo, che diverrebbe un altro incubo e un impoverimento del nostro sistema politico.Beati quelli che ci credevano. Pensavano che meticciando le culture riformiste si ottenesse una sintesi eterna di pensiero e non capivano che nel medio periodo sarebbe diventato un pensiero unico incapace di riflessioni autocritiche.Una democrazia vive e si riforma se esiste pluralismo culturale e politico, non se lo si elimina in nome di un maggioritario, fatto per conquistare il potere, non per governare l’interesse generale del paese. Il PD non deve cambiare nome o sigla ma eliminare la velleità di un progetto che è egemonico nella sua origine. Ma visto che periodicamente Veltroni lo rilancia e molti si emozionano dubito che lo capiscano. Ancora più velleitario è poi, il disegno di un rapporto simbiotico coi 5S, porterà il PD su posizioni populiste non certo i 5S su posizioni riformatrici, come dimostra la vicenda del Referendum sul taglio dei parlamentari. Al PRI interessa costruire un contesto di quadro politico capace di rappresentare l’interesse generale e il bene comune, che sono lo scopo fondante della Repubblica italiana, frutto delle lotte del risorgimento contro le monarchie e della resistenza. Non abbiamo bisogno di creare un nuovo fronte repubblicano contrapposto a altri fronti populisti o sovranisti noi siamo gli unici rimasti dalla costituente e conserviamo gli stessi valori di quelle lotte. Senza partiti intesi come strumenti che aiutano il governo dell’interesse generale, come prevede la Costituzione, non abbiamo Repubblica e democrazia, ma fazioni in lotta che si disputanoIl potere e le spoglie del paese. È l’idea che la politica sia lo strumento per il raggiungimento del bene comune ciò che dà identità a una forza democratica. È l’idea che solo un patto sociale che comprenda e ordini i bisogni secondo una scala di priorità e di giustizia sociale ciò che distingue una forza democratica. È l’idea che la cultura, la ricerca scientifica e la conoscenza dell’Umanità creino un legame di continuità generazionale e di progresso ciò che fa sognare la rigerenazione democratica. È l’idea che il rigore non è una pratica conservatrice, ma il presupposto per distribuire risorse per gli investimenti produttivi e tecnologici, ciò che distingue la cultura di una forza riformatrice repubblicana da quella massimalista od assistenziale e caritatevole cattocomunista. È l’idea che l’Europa o è politica e sa promuovere equità sociale e sviluppo e giocare un ruolo di civiltà atlantica ed occidentale, negli equilibri mondiali oppure rischia di essere al servizio dei poteri finanziari e generare nazionalismi e populismo e il predominio della Cina il vero pericolo per la libertà mondiale. È l’idea di legalità costruita sullo stato di diritto con pene certe per chi le viola ciò che distingue la concezione repubblicana della libertà, che finisce dove comincia quella degli altri, che ci distingue dal perdonismo cattolico, dal giustizialismo comunista o dal laissez faire, di un liberismo senza regole e presupposti morali che non siano il mercato. L’insicurezza percepita dai cittadini di una Repubblica che non sa punire celermente chi delinque o li perdona, diventa terreno di conquista per concezioni autoritarie che riducono le libertà. La legalità e la sicurezza la devono garantire le forze dell’ordine e le istituzioni ed è il tratto di una forza repubblicana moderna e riformatrice. È l’idea che il merito debba essere premiato, ma che ciò che va garantito è la pari opportunità di partenza, non un concetto di eguaglianza imposto sulle mediocrità, se vogliamo trattenere i giovani migliori nel nostro paese. È l’idea che va perseguitala piena occupazione e che per farlo occorre usare le esperienze degli altri paesi premiando chi investe, non con politiche meramente assistenziali. Se applicassimo l’orario di lavoro della Germania, noi avremmo la piena occupazione. Occorre allora defiscalizzare i costi che un’azienda sopporta a questo fine, piuttosto che introdurre redditi di cittadinanza o flat tax generiche.Questa è un tratto di una forza riformatrice e democratica: né di destra né di sinistra. È l’idea che uno stato moderno che vuole guardare al futuro e al mondo non può essere strutturato come nell’epoca del medio evo, con 8000 comuni molti al di sotto dei mille abitanti, Province, unioni dei comuni, Regioni, città metropolitane etc. Uno stato con 5/6 macroregioni con compiti esclusivi di programmazione, abolizione di regioni e provincie inutili, 22/23 Città metropolitane, comuni da 25000/30000 abitanti sarebbe snello, meno burocratico e libererebbe risorse per gli investimenti infrastrutturali del sistema paese o di un welfare efficiente. Siamo pronti con questi valori e proposte a costruire un’ alleanza e un’area politica repubblicana, laica, liberal-democratica, plurale con partiti che si riconoscano nella Repubblica (Azione, Pli, +Europa, PR e tutte le associazioni libere del paese) e a confrontarci con tutti in modo libero e costruttivo. Tutti devono essere i protagonisti costituenti dell’alleanza, la leadership deve essere contendibile con la forza delle idee dei singoli, in un progetto condiviso, alternativo ai populismi di destra e di sinistra.Solo così si evitano quei leaderismi già vissuti e fallimentari. Se ideologismi o un laicismo deleterio, diventassero limiti di un giacobinismo individuale o narcisistico, noi abbiamo sempre la garanzia delle nostre radici e connotati che derivano dalla nostra storia, il PRI, e sviluppare il ruolo di una moderna forza politica che ha in sé i valori della Repubblica e forti radici culturali nel paese e vuole spiegare agli italiani e sopratutto ai giovani cosa vuol dire essere repubblicani in repubblica.