Augusto Elia, tra repubblicanesimo e Massoneria

Il 4 settembre 1829, Ancona, nasce Augusto Elia. Nato in una famiglia di marinai, all’età di 8 anni è avviato alla vita di mare e viene imbarcato come come mozzo sulla barca del padre. Iniziato in gioventù alla Carboneria, seguendo le orme paterne, poi aderisce alla Giovine Italia ed inizia a svolgere l’attività cospirativa trasportando carte compromettenti dei fuoriusciti italiani. Membro del Circolo Popolare di Ancona, quando scoppiano i moti del 1848 rientra dall’Inghilterra per unirsi ai volontari nella guerra contro l’Austria. Partecipa al blocco delle forze navali austriache a Trieste, fornisce supporto a Garibaldi quando transita nelle Marche e, come timoniere sul vapore “Roma” e come sottufficiale di artiglieria, partecipa alla difesa di Ancona guadagnandosi l’appellativo di “Ciceruacchio anconetano”. Caduta della città in mano austriaca, dopo aver salvato una giovane dalla violenza di quattro mercenari, fugge in esilio a Malta. Ottenuto il diploma di Capitano di lungo, partecipa alla guerra di Crimea e diventa comproprietario di un bastimento, ma perde le sue sostanze a causa di un naufragio. Rientrato in Italia nel 1859, partecipa alla seconda guerra d’Indipendenza come ufficiale nei Cacciatori delle Alpi e partecipa alla organizzazione di un tentativo insurrezionale nelle Marche. L’anno successivo è tra i Mille di Garibaldi. Inizialmente vice-comandante della nave Lombardo, partecipa alla Battaglia di Calatafimi in cui rimane gravemente ferito al volto quando, visto un soldato borbonico prendere di mira il Generale, gli salva la vita frapponendo il suo corpo ad una pallottola a lui destinata. Comandante di flottiglia del Garda durante la guerra del 1866, in cui guadagna la promozione a Colonnello, l’anno successivo partecipa alla campagna garibaldina dell’Agro romano al comando della 6ª colonna. Tornato ad Ancona si dedica all’attività politica come esponente del partito d’azione e viene eletto Deputato. Massone, membro della Loggia “Giuseppe Garibaldi” di Ancona, nel 1896 viene eletto consigliere delegato del Supremo Consiglio presso il Grande Oriente d’Italia. Fondatore di una società per lo sfruttamento delle risorse agricole ed ittiche delle isole Tremiti, Consigliere Comunale di Ancona e più volte membro della giunta; membro del Consiglio Provinciale, del quale copre per dieci anni la carica di Vicepresidente, Presidente della locale Camera di Commercio, dopo lo scandalo della Banca Romana si ritira a vita privata e si dedica alla stesura delle sue memorie Garibaldine. Vicino all’interventismo dannunziano, nel 1914 viene nominato sottosegretario alla guerra nei governi Salandra. Muore a Roma il 9 febbraio 1919.