Fermiamo lo scempio istituzionale e delle libertà democratiche

La corsa verso l’autoritarismo sembra inarrestabile, è un disegno non so quanto lucido o frutto dell’incuria e della superficialità, che avanza inesorabilmente. Del resto il fascismo avanzò e si affermò da un lato per la paura del comunismo, ma dall’altro perla compiacenza della monarchia e della Chiesa e dall’atteggiamento superficiale della sinistra aventiniana e non. Il primo passo di ogni dittatura è quello di ridurre la rappresentanza della sovranità popolare con l’antipolitica, con la sostituzione, anzi la sovrapposizione di potere legislativo ed esecutivo, cioè con l’indebolimento e il discredito delle istituzioni. L’antipolica, cioè il populismo di sinistra e di destra, che dileggia ilcompito della politica alta, cioè la capacità che i governanti hanno di rappresentare l’interesse generale, diventa il disegno più o meno consapevole dell’ indebolimento della sovranità popolare che è l’essenza stessa di ogni istituzione democratica.Il popolo elegge i suoi rappresentanti per eleggere il Parlamento che a sua volta elegge un governo. Il Parlamento mantiene la funzione legislativa e di controllo dell’operato del potere esecutivo esercitato dal governo. Se un potere, magari attraverso poteri speciali esercita sia il potere esecutivo che quello legislativo come è avvenuto negli ultimi 7 mesi siamo fuori dalla Costituzione Repubblicana. Se un parlamentare sbaglia o è inadeguato si cambia, non è che si riduce di un terzo la democrazia rappresentativa perché questo rafforza la tesi dell’antipolitica e del qualunquismo populista.Questo far credere che con artefizi di legge elettorale o di ingegneria costituzionale si possa risolvere ciò che è prima di tutto cultura di governo di un paese, si finisce in questa situazione che ha portato il paese al progressivo declino economico e sociale e a minacciare la democrazia. La teoria secondo cui la governabilità del paese sarebbe data da un sistema maggioritario è stata ripetutamente smentita sia durante i governi di centro sinistra con Bertinotti che silura Prodi e nei governi di centrodestra con Fini, Casini che silurano Berlusconi. La governabilità in un paese a democrazia parlamentare, come dimostra la Germania, è data dalla capacità di aggregare forze politiche attorno ad un programma condiviso e teso ad un confronto serio e continuo con l’opposizione per fare in modo che a prevalere sia sempre l’interesse generale del paese e il bene comune, come prevede la Costituzione. Il pluralismo politico espressione di culture fondanti la Costituzione repubblicana è un valore da tutelare, non un cancro da estirpare come partiti che si richiamano alla democrazia personale e leaderistica vogliono fare credere perché mantengono viva la capacità di elaborare la politica, di dare l’immagine di un modello di paese da costruire. Non la lotta continua di contrapposizione che finisce per distruggerlo. La politica muscolare della contrapposizione bipolare non può risolvere i problemi prioritari del paese perché lo scopo della politica bipolare è conquistare il potere non governare l’interesse generale. Per cui la logica del bipolarismo è la logica che strutturalmente rappresenta i partiti conservatori, chiunque governi destra o sinistra. Entrambi si rivolgono ai ceti più corporativi del paese con politiche assistenziali, perché è la strada che garantisce loro il potere. Le zone sottosviluppate, i giovani, le donne i più deboli vengono o dimenticati o abbindolati con sussidi caritatevoli, il paese produttivo viene penalizzato da politiche fiscali enormi e che devono sostenere la rete di clientele. La politica cioè di chi compra facile consenso e mantiene precaria e schiava la condizione dei più deboli. I giovani diventano così non la risorsa su cui investire col sapere, con il lavoro ma su cui scaricare debiti enormi e sacrifici. Un sistema così non può reggerà a lungo in un paese democratico. Allora occorre impaurire la gente con minacce vere o presunte e tenerle dipendenti dai sussidi di chi comanda. La pandemia è stata la scintilla per accendere la prova generale di un sistema” cinese” fatto di controllo autoritario, la teoria della coesione sociale come elemento decisivo di democrazia responsabile e di vera libertà, con il distanziamento sociale crea paura, sospetto, individualismo, razzismo e quindi quella brodaglia di autoritarismo che prepara il governo dell’uomo forte o di un regime. Come il regime cinese fatto di controllo, di sfruttamento delle persone, di mancanza di diritti umani e religiosi, fatto di capitalismo di stato di cui abbiamo esempi continui, ultimo l’ingresso di Cassa depositi e prestiti in TIM, fatto di sussidi e carità come dice Bergoglio, fatto di DPCM e sopratutto fatto del taglio di un terzo della democrazia rappresentativa con il referendum voluto dai 5S, come scalpo dell’antipolica da esibire, ed imposto sia a Salvini e PD come la missione, la madre di tutte le battaglie. Ci saranno territori non rappresentati al Senato, ci saranno collegi enormi nei quali è più facile calare rappresentanti dall’alto, senza legami con la gente che li deve eleggere e quindi anche più difficili da controllare. Si dice per risparmiare, a parte che il risparmio sarebbe ridicolo, nello stesso tempo si mantiene in piedi il carrozzone delle Regioni con oltre 900 consiglieri regionali che guadagnano più dei parlamentarie producono solo clientela, si tengono in piedi il carrozzone delle province e dei 10000 enti delle partecipate che, senza alcun controllo elettivo, sperperano denaro per foraggiare i “trombati” o i mediocri del sottobosco politico. In questo scenario da tragedia, i leaderini come Zingaretti, Salvini, la Meloni, Renzi pensano a come intestarsi col SÌ al referendum un po’ di antipolitica che se vince il SÌ incasserà e rafforzerà solo i 5S e Conte. La badessa de Trastevere che invoca coerenza col passato o sogna er duce, come se ignorasse che per mandare a casa questo governo di incapaci l’unico modo è votare NO al referendum sul taglio ai parlamentari, lo stesso vale per Salvini che nella sua ignoranza istituzionale, credeva che facendo cadere il governo, lo facessero votare subito e pensa che votando SÌ rafforzerà sé stesso, invece rafforzerà solo il governo e Conte. Non solo, ma il PD andrà a fondo perché Zingaretti che ha strambato dopo tre votazioni col NO per un SÌ di puro scambio di potere, avendo la promessa di riforme elettorali e dei regolamenti parlamentari di cui non si ha traccia, si troverà contro la base e parte del suo gruppo dirigente. Se vince il SÌ i 5S vorranno alleanze organiche col PD in tutti i livelli dello stato, certi che questo partito di presuntuosi senza radici, nuovi democristiani dorotei, ingoieranno tutto pur di restare abbracciati al governo. La battaglia per il NO diventa la TRINCEA DELLA DEMOCRAZIA PRI, AZIONE, +EUROPA, PSI, PR, e tutte le associazioni libere del paese, intellettuali liberi, costituzionisti e magistrati non corrotti, movimenti di opinione come le sardine, la Sinistra costituente, i liberali di ogni tendenza, L’AMI, i sindacati trovino il coraggio di unirsi in una battaglia per la democrazia, la libertà e si cominci a costruire quel polo liberal democratico che autonomo da destra e sinistra costituisca il punto di riferimento per la parte democratica, riformatrice per l’interesse generale del paese, per lo snellimento dello Stato e della burocrazia, per il riconoscimento del merito, per l’iniziativa privata e gli investimenti produttivi, per dare occupazione non sussidi e carità. Per restare una democrazia occidentale, europea e atlantica.