Il No e l’alchimia della democrazia

A poche settimane del voto stiamo entrando nel vivo della discussione sul referendum costituzionale e le ragioni del SI e del NO dispiegano le proprie argomentazioni cercando di convincere gli elettori. Naturalmente per il SI le cose sono più semplici, al grido di tagliamo le poltrone il qualunquismo pentastellato è penetrato nell’opinione pubblica, trovando un fertile terreno, arato da anni di campagne di antipolitica, sostenute persino da intellettuali e dalle più autorevoli testate giornalistiche del paese che ora, fortunatamente, pare abbiano compreso i danni di questo atteggiamento e stiano cercando di porvi rimedio, sostenendo il No al referendum.

Importa poco che la riforma sia inutile, che rischi di rendere più complesso il già farraginoso lavoro delle commissioni parlamentari, che il risparmio che ne deriverebbe sia assolutamente ininfluente, per fare solo un esempio a caso, utilizzando il famigerato e vituperato prestito del MES in dieci anni il risparmio sarebbe sette volte superiore a quello ottenuto con questa controriforma, ed i tassi sui BTP decennali nell’ultimo mese sono scesi. Bisogna “tagliare le poltrone “ ed avremo risolto tutti i problemi italiani, ma qual è la partita che si gioca il 20 ed il 21 settembre, che riflessi potrà avere sul nostro sistema politico istituzionale?

Scrive Massimo Cacciari nel suo ultimo saggio Il Lavoro dello Spirito: «Proprio perciò il primato dell’Economico, nelle forme che ha assunto in quest’epoca, ha bisogno di affiancare alla geistige Arbeit scientifica il lavoro “spirituale” del Politico, la costruzione di una Autorità politica, la quale, insieme alla capacità di garantire il potere supremo del contratto, sappia ottenere dalla moltitudine degli individui il riconoscimento della coerenza del proprio comando con l’istanza inalienabile di libertà che agita ciascuno. Weber riteneva che solo un regime democratico parlamentare potesse permettere il (relativo e sempre in discussione) successo di questo esercizio di altissima alchimia».

Svolgere questo ragionamento mentre è in atto una dialettica, evidente a tutti, fra la Scienza-Tecnica ed il Politico, con gli stessi esponenti della comunità scientifica che si interrogano su come le loro valutazioni influenzino la vita collettiva, e, prescindendo dal contingente, in un quadro in cui, citando sempre il filosofo veneto, l’Economico sussume il Politico, deve farci prendere coscienza di quanto pericoloso possa essere indebolire il nostro sistema parlamentare.

Le obiezioni che vengono proposte sono fondamentalmente due, la prima è si tratterebbe di una riduzione del numero di membri del parlamento che lascia intatto il ruolo delle due Camere e non interviene negli assetti costituzionali fra esecutivo e legislativo, l’altra è che proposte analoghe furono già avanzate, anche da autorevoli esponenti della sinistra come Nilde Iotti, che fu Presidente della Camera e deputata dell’Assemblea Costituente.

I due temi sono connessi e, sostanzialmente, sono un’unica questione, siamo di fronte ad una propaganda scorretta, che non ho nessuna remora a definire una menzogna, tutte le proposte di riforma costituzionale che prevedevano una riduzione del numero dei parlamentari, compresa l’ultima sottoposta a referendum costituzionale  il 4 dicembre 2016, la inserivano in un quadro di riforme complessivo, in particolare la proposta della fu Presidente Iotti prevedeva il superamento del bicameralismo perfetto, la riduzione dei senatori con una maggiore connessione con i territori,  l’introduzione della cosiddetta fiducia costruttiva, in poche parole la forma di Governo della Germania.

Ridurre con un taglio lineare i parlamentari renderà più onerose le campagne elettorali anche nel caso venga, infine, adottata una legge elettorale proporzionale con le preferenze, da dove proverranno le risorse per sostenere questi costi? Il tema del finanziamento della politica è molto delicato ed in Italia non viene mai affrontato seriamente, ma sempre nell’ambito di ragionamenti demagogici e qualunquisti.

Sino agli anni ottanta del secolo scorso i partiti, che certo avevano distorsioni ed erano esposti a fenomeni corruttivi, avevano un forte radicamento nella società, nei corpi sociali intermedi, nel mondo del lavoro, sui territori, avevano relazioni nel mondo della cultura, oggi i partiti politici non esistono. Sono associazioni di eletti nei vari livelli istituzionali, questo ha determinato il formarsi di cordate di potere che cooptano individui compiacenti, d’altronde non esistendo luoghi in cui si forma la classe politica, quella chiamata a svolgere “il lavoro dello spirito”, le organizzazioni politiche si organizzano come possono, il risultato è che abbiamo mestieranti influencer anziché lavoratori dello spirito.

La linea politica si forma fuori dalle istituzioni e fuori dai partiti in associazioni, fondazioni, think tank, spesso trasversali agli schieramenti inscenati per il pubblico di quelle commedie che sono i talk show televisivi, sono i luoghi in cui si assumono le decisioni, luoghi sensibili all’influenza di grandi aziende e poteri economici che sono portatori di interessi trasparenti e legittimi ma che, inevitabilmente, sono il regno dell’egemonia dell’Economico sul Politico.

Votare SI al referendum è una scelta sciagurata, si imprimerebbe un colpo forte alla centralità del Parlamento nel nostro sistema istituzionale. Naturalmente votare NO non significa certo scongiurare i rischi o risolvere le contraddizioni che ho descritto, ma in questa situazione non scalfire la credibilità dell’istituzione parlamentare è di vitale importanza, una credibilità che certo prescinde dagli attuali occupanti di quegli scranni, che infatti sono in larghissima maggioranza schierati per il SI, indifferenti alle sorti della democrazia sostanziale, alterati dalla spasmodica necessità di consenso facile, di quello che ricercano i pubblicitari, con tutto il rispetto per la categoria, non certo il consenso ragionato e duraturo che una classe dirigente, degna di questo nome, sa costruire.

L’atanor dell’alchimista di Cacciari è in pericolo, c’è il rischio che i barbari irrompano nel laboratorio e facciano a pezzi le essenze ed i preziosi alambicchi, occorre resistere. Sul piano politico, come spesso accade in questi casi, si è creato sui valori costituzionali sottostanti la scelta del NO un ampio fronte di soggetti, che provenienti dalle diverse famiglie democratiche della trazione politica italiana. Auspico l’occasione non vada sprecata, occorre lavorare per una alleanza politica laica, socialista, riformista, liberale, se non fosse che non amo la parola fronte, un fronte repubblicano e democratico che ci liberi dall’insopportabile bipolarismo sovranisti-populisti che marcia diviso per colpire unito gli elementi sostanziali della nostra democrazia.