Fusignani: «Ecco perché al Referendum il PRI voterà no»

«Anche se in minoranza e controcorrente, io voterò No al Referendum di settembre», scrive Eugenio Fusignani, vicesegretario nazionale vicario del PRI. Perché?
«Perché non si taglia la spesa restringendo gli spazi di democrazia. Perché se oggi sono le segreterie dei partiti a egemonizzare le scelte, col taglio dei parlamentari questa egemonia è destinata ad essere più marcata. Perché se è vera la vulgata di un Parlamento di poca qualità, riducendolo nel numero, si aumenta percentualmente la poca qualità. Perché il risparmio risibile che si otterrebbe (le stime dicono lo 0,007% del totale della spesa pubblica annuale) comporterebbe un vulnus inattaccabile per la democrazia. Perché tagliando il numero dei parlamentari non si tagliano i privilegi, spesso inattaccabili, di cui godono anche gli ex parlamentari. Perché le manovre populiste che fanno presa immediata sulla pancia degli elettori, di norma procurano danni irreparabili alla testa dei cittadini e, soprattutto, danni incalcolabili al Paese.
Perché in caso di vittoria del SÌ l’Italia scenderebbe all’ultimo posto nei 27 stati membri dell’Europa nel rapporto tra abitanti e deputati.
Perché riducendo del 37% i parlamentari si riduce ancora di più la funzione del Parlamento, spostando l lavori parlamentare a commissioni fatte da pochissimi membri di pochissimi partiti. Perché con questo si verrebbe a tagliare non già i parlamentari ma il Parlamento, con un grave danno al lavoro legislativo e sopratutto, a quello di controllo dell’operato sul governo. Perché la cattiva politica non è nel numero dei parlamentari ma sulla loro qualità che una riduzione del numero peggiorerebbe. Perché il taglio dei parlamentari è solo una parte di un disegno molto più ampio che prevede una nuova legge elettorale senza scelta di candidati e con un’elevata soglia di accesso alle rappresentanze che impedirebbe a milioni di cittadini di essere, come dovrebbero, rappresentati in Parlamento. Perché con questo disegno molti territori sarebbero esclusi e un’autonomia differenziata rischierebbe di spaccare il Paese creando una vera e propria “secessione dei ricchi”. Perché fermando questo primo passo del disegno, contribuisco ad impedire che, intanto, il Parlamento passi da “pilastro della democrazia” a strumento in mano a pochi potentati (per capirci quelli che fanno e disfano i governi!), vale a dire proprio ai cattivi maestri della cattiva politica. Perché essendo un referendum costituzionale (dunque materia molto tecnica e per esperti) non c’è il quorum e quindi si vince anche con un solo voto di differenza. Questo potrebbe determinare che la maggioranza di pochi elettori, spesso analfabeti politici e istituzionali, possa determinare un danno enorme per tutti gli italiani, alterando in maniera gravissima gli equilibri già complessi di una democrazia.
Per concludere sostengo il NO con forza e credibilità non avendo posizioni da difendere, dal momento che orgogliosamente, oltre che ai valori del Repubblicanesimo Mazziniano, appartengo ad un partito che non ha parlamentari adesso e che non potrá averne anche con la vottoria NO. Perché per i Repubblicani Mazziniani, l’unica cosa che conta è l’interesse generale del Paese e delle comunità che lo compongono e, in questo passaggio referendario, l’interesse generale risiede nel NO. Per queste considerazioni io voterò NO».