Fusignani ricorda Ugo Bassi, repubblicano e massone

Bologna, mercoledì 8 agosto 1849: nella data che ricordava l’anniversario della difesa della città dal primo attacco austriaco, veniva fucilato da un plotone asburgico, senza alcun processo, padre Ugo Bassi. Così lo ricorda Eugenio Fusignani, vicesegretario nazionale vicario del PRI. «La sua unica colpa: aver seguito gli ideali Mazziniani di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza in quella straordinaria esperienza di progresso, politico, civile e morale, che fu la Repubblica Romana. Massone e, come tale, propugnatore dei valori liberali e difensore dei diritti dei più deboli, il religioso, aveva seguito il Generale Garibaldi divenendo cappellano militare delle truppe garibaldine che difendevano la preziosa esperienza Repubblicana del 1849. Lasciata Roma a seguito della caduta della Repubblica per mano francese, era stato arrestato e incarcerato a Comacchio il 3 agosto, insieme al Tenente Livraghi, prima di essere trasferito a Bologna il 5 agosto dove il 7 agosto, nonostante l’azione dei barnabiti bolognesi che ne invocavano l’assoggettamento al Diritto Canonico, venne sancita la sua condanna a morte che, appunto, venne eseguito il giorno seguente.
Pochi giorni dopo la sua esecuzione, per evitare che la tomba diventasse luogo di pellegrinaggio, gli austriaci ne riesumeranno il cadavere, seppellendolo in Certosa. Se la feroce repressione del governatore austriaco, il generale Gorzkowski, fu materialmente responsabile del martirio del Patriota religioso e dei tanti patrioti che seguirono la sua sorte, non meno responsabilità porta il legato pontificio, cardinale Gaetano Bedini. Ricordare questo straordinario predicatore che fu Ugo Bassi, è anche un modo per ricordare la lunga battaglia per l’affermazione di istituzioni; democratiche nella natura, repubblicane nella forma e laiche nella sostanza. Quella laicità che, unica sola, garantisce libertà ad ogni culto e pari opportunità nei doveri e nei diritti per ogni Cittadino».