Ex Ponte Morandi, un giorno storico

«Oggi è una giornata importante non solo per Genova ma per tutta l’Italia. Infatti la riapertura dell’ex Ponte Morandi avvenuta a meno di due anni dal suo tragico crollo, che provocò la morte di 43 persone aprendo una lacerante ferita in grado di minare anche la dignità del paese, oggi è motivo di soddisfazione e orgoglio per tutti gli italiani». Lo scrive Eugenio Fusignani, vicesegretario nazionale vicario del PRI.

«L’ennesima conferma di come la gens italica sappia sempre dare il meglio nelle difficoltà, affrontando davvero come un sol popolo ogni tragedia che colpisca una comunità nel nostro territorio nazionale. Oggi, finalmente, ricongiungendo il “ponente” col ‘levante” di Genova, idealmente si ricongiunge tutto il paese. Per questo credo che sarebbe stato bello intestare quel ponte ad un giovane poeta genovese che morì a 22 anni il 6 luglio del 1849, combattendo in difesa della Repubblica Romana, non senza averci lasciato prima quel bellissimo componimento che oggi è il nostro inno nazionale. Un inno che, come nessun altro, disegna l’identità di un popolo e fa sentire ai cittadini, dall’Alpe a Sicilia, l’orgoglio di essere italiani. Dunque un inno che unisce al di là del censo, del credo religioso, della latitudine e dell’appartenenza politica e che fa di Goffredo Mameli, che a Genova nacque il 5 settembre 1827, il punto di incontro di ogni italiano. Ogni volta che passeremo dal “Ponte San Giorgio” (così si chiama la nuova opera d’arte) ricorderemo l’occasione che abbiamo perso, anche come PRI, nel non aver saputo dare al padre del Canto degli Italiani un’opera degna della sua grandezza nella sua città natale che, guardacaso, è la stessa di Giuseppe Mazzini».