Bologna, 40 anni di vergogna e silenzio

Sabato 02 agosto 1980 – domenica 02 agosto 2020, 40 anni passati da una tragedia consumata, dove tante vittime hanno perso la vita ed altri hanno sofferto tanto dolore.

Scrive Michele Polini, segretario dell’unione romana del PRI: «Un giorno di agosto che ora come allora, segnava l’inizio di un periodo spensierato e di vacanza, segnato dalla gioia di partire, segnato dal sole caldo e dal desiderio di potersi riposare, dove la spensieratezza dei più piccoli e la gioia di poter fare le proprie vacanze degli adulti avvolgeva il clima gioioso, in un luogo come la stazione dove i treni sono il mezzo per sognare e realizzare i propri sogni di fuga, evasione e diversione.

Tutto sino a quelle fatidiche 10:25, momento in cui un boato ed una esplosione fortissima ed improvvisa cancellano trasformando il tutto in urla, sgomento, disperazione, confusione, dolore. Tutto intorno diventa uno scenario apocalittico, tra persone ferite, persone senza vita, urla strazianti grande confusione e disorientamento.

Oggi a 40 anni da quell’evento non dobbiamo dimenticare ciò che è successo allora, non dobbiamo dimenticare che lo Stato, la nostra Patria ci appartengono e che noi tutti abbiamo il dovere, l’obbligo e la responsabilità di non lasciare ai pochi la facoltà di decidere sul futuro nostro e di chi verrà dopo di noi. Abbiamo il dovere e la responsabilità di non voltarci mai dall’altra parte e di vivere con indifferenza la nostra vita civile e sociale, abbiamo il dovere di essere sempre parte attiva e di partecipare attivamente, perché questo è il nostro Paese, la nostra Patria!

Avere memoria di fatti quali quelli accaduti a Bologna quel 2 agosto di 40 anni fa, devono essere tenuti vivi per non dimenticare affinché cose e fatti del genere non si ripetano mai più. È un obbligo morale e civile di ognuno di noi.

Solo avendo memoria, potremo tornare ad essere parte attiva del processo civile e democratico, una rivoluzione concettuale e culturale che ponga di nuovo al centro dell’attenzione politica, civile e della pubblica opinione la dignità dell’uomo.

Una rivoluzione di pensiero di comportamento dove ognuno, riconquistata la consapevolezza del ruolo che ognuno di noi ha, possa e deve dare il proprio contributo, secondo le proprie capacità e prerogative, contribuendo così alla costruzione di un mondo migliore.

La rivoluzione culturale, sociale e civile parte anche da questo, non dimenticare la nostra storia ed il nostro passato.

Possiamo e dobbiamo essere artefici del cambiamento, affinché tragedie del genere non si ripetano mai più».