Taglio dei parlamentari. Polini: «Ecco perché diciamo di no»

Ci aspetta un settembre importante. Messa definitivamente alle spalle l’emergenza Covid, sebbene qualche giornale di regime continui ad alimentare la paura, ci sono due appuntamenti importanti. Le Regionali. E il Referendum sul taglio dei parlamentari. I 5S ne hanno fatto una battaglia caratterizzante. Ma come molte battaglie dei 5S lasciano il tempo che trovano. Nota intelligentemente Sandro Chiaramonti: «I risparmi sono certamente consistenti quando si snocciolano le cifre, ma in realtà non pesano in maniera considerevole come si vuol far credere se contestualizzati nel bilancio di uno Stato che spreca valanghe di denaro in maniera ben peggiore». È questa, per i populismi tutti, la regione principale per il taglio.

C’è un però. «I territori perderebbero rappresentatività, non avrebbero più un riferimento certo perché l’eletto dovrebbe portare avanti le istanze di troppe persone, di troppe città, con esigenze talvolta ben diverse o addirittura contrastanti tra loro. Si allargherebbero i confini dei collegi, spingendosi ancor più di oggi a cavallo di una provincia e l’altra e di una regione e l’altra».

Abbiamo intervistato Michele Polini, segretario dell’unione romana del PRI. 

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