La Voce Repubblicana e i deliri da complotto giudaico-massonico

Anche il Pri ha in casa i suoi complottisti. Addirittura un membro della direzione nazionale deve tirare fuori un linguaggio da Protocolli dei Savi di Sion, per sostenere un suo (legittimo) dissenso, in merito all’indicazione che diversi amici hanno inteso dare, in piena trasparenza, al segretario nazionale del PRI Corrado De Rinaldis Saponaro. I suggerimenti possono non essere accolti, è nella discrezione della segreteria, ma nel “partito della ragione” certe intemperanze e certi toni non dovrebbero essere consentiti. La Massoneria, oltrettutto, è da sempre amica dei repubblicani, e se la segreteria, giustamente, può non porsi il problema della direzione eventuale de La Voce Repubblicana, non può restare silente sulla impresentabilità di alcuni esponenti nazionali del partito che sui social si scatenano come fossero allo stadio.

«Invece di preoccuparsi della direzione di un giornale che esiste ma che non è nelle disponibilità del PRI, fantasticando su presunti complotti demoplutogiudaicomassonici», commenta il vicesegretario nazionale vicario Eugenio Fusignani, «sarebbe meglio preoccuparsi delle residue prospettive di sopravvivenza del PRI. Prospettive che passano dal recupero dei nostri valori nella logica del “definirsi.per essere” perché senza “essere” non si può “esistere”. Valori che non consentono di avere una politica estera che sul piano europeo guarda al sovranismo e si riconosce in Putin e Orban, e sul piano atlantico si identifica in Trump e Johnson. Volori che sul piano interno non possono ripetere le tesi di Meloni e Salvini. Valori che non possono disegnare una geografia politica a efelidi ma devono inevitabilmente costruire una visione unitaria che ci veda parlare la stessa lingua da Lampedusa a Bolzano. Specie quando questo comporta inaccettabili violazioni statutarie come nelle Marche».

«Ribadisco, segnalandolo a chi ne ha le competenze che, a differenza delle amministrative, per le consultazioni regionali e politiche l’Edera alleata alla destra sovranista e neomissina è in palese contrasto con la mozione conclusiva del 49° Congresso che nessuno può arrogarsi il diritto di non rispettare se non commettendo una grave violazione statutaria. Ma al di là delle regole, che in ogni caso non possono essere tirate (per usare un eufemismo) “a pelle di daino” in base alle convenienze del momento, anche sul piano ideale e politico alleanze con la destra sovranista e neomissina sono incompatibili con la storia i valori e le visioni di prospettiva di una forza di liberalismo sociale e democratico come il PRI».

Anche il Pri a rischio massofobia?