Le prospettive future

Il Consiglio dei Ministri, ufficializzato dal comunicato del 22 luglio scorso, ha approvato la Relazione al Parlamento che presenterà mercoledì 29 luglio alle Camere, per vedersi autorizzato all’aggiornamento del piano di rientro verso l’Obiettivo di medio termine (OMT) previsto dalla legge n. 243 del 2012, figlia dell’accordo in sede di Fiscal compact.
Con la Relazione, il Governo chiederà l’autorizzazione al Parlamento per un ulteriore ricorso all’indebitamento comprensivo dei maggiori interessi passivi per il finanziamento del debito pubblico, di 25 miliardi di euro per l’anno 2020, 6,1 miliardi nel 2021, 1 miliardo nel 2022, 6,2 miliardi nel 2023, 5 miliardi nel 2024, 3,3 miliardi nel 2025, e 1,7 miliardi a decorrere dal 2026.
L’ulteriore indebitamento va ad aggiungersi ai 75 miliardi di scostamento già autorizzati e collegati nei decreti legge n.18 e n. 34, portando il conto alla fatidica soglia dei 100 miliardi complessivi. A questi ancora bisogna aggiungere i 20 miliardi di Sure, il fondo europeo già operativo per il sostegno alle misure contro la disoccupazione. Il comunicato ultimo del Governo sottolinea che “in questa fase, di fondamentale importanza” è necessario “continuare ad assicurare il sostegno al sistema produttivo e al reddito dei cittadini, a supportare la ripresa e ad intervenire dove necessario per preservare l’occupazione”.
Il decreto legge che sarà varato ad agosto avrà cura di intervenire per potenziare:

  • gli strumenti della Cassa integrazione guadagni (CIG),
  • il sostegno alle imprese e ai settori maggiormente colpiti dalla crisi e alla liquidità, anche attraverso una riprogrammazione delle scadenze fiscali dei prossimi mesi,
  • il sostegno agli enti territoriali, le cui risorse sono state ridotte dai mancati introiti fiscali degli ultimi mesi, al fine di garantire la regolarità dell’azione pubblica a tutti i livelli di governo e;
  • le risorse necessarie per far ripartire l’insegnamento in presenza in condizioni di sicurezza.
    Questa ulteriore manovra, unita al calo, non evidenziato ma ormai conclamato, del PIL, fissa il nuovo livello di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche all’11,9 per cento del PIL nel 2020. Nella precedente previsione eravamo intorno al 10 per cento. Il nuovo livello del debito pubblico si attesta al 157,6 per cento del PIL nel 2020, quasi il 3 per cento in più dall’ultima previsione e ben oltre il 25 per cento rispetto alla situazione pre Covid-19.
    «Pur in un contesto di incertezza – si legge nel comunicato – legato all’evoluzione della pandemia e della successiva fase di ripresa economica, il Governo conferma l’obiettivo di ricondurre verso la media dell’area euro il rapporto debito/PIL nel prossimo decennio, attraverso una strategia che, oltre al conseguimento di un adeguato surplus primario, si baserà sul rilancio degli investimenti, pubblici e privati».
    La tematica del debito pubblico italiano è di strettissima attualità e non del tutto scevra da considerazioni anche di carattere di “azzardo morale”.
    Sappiamo come le precedenti campagne di collocamento del debito sul mercato di titoli da parte del Governo abbiano comportato tassi spesso estremamente convenienti rispetto al trend dei titoli sovrani per renderli appetibili, in particolare per il mercato domestico, per movimentare risparmio privato dormiente. Tutto ovviamente per finalità di “scopo” cioè per “aiutare” con liquidità fresca gli interventi del Governo in materia di contrasto alla crisi economica da Covid-19.
    Cosa ha comportato questa politica economica del Governo? Lo abbiamo detto all’inizio. Dalla fine di febbraio i decreti legge citati hanno prodotto fino a oggi misure che pesano, nel 2020, per 179,5 miliardi sul saldo netto da finanziare, hanno quindi già incluso i 75 miliardi di disavanzo, che per 27,5 miliardi, oltre un terzo, sono andati verso le voci “ammortizzatori sociali” e per garantire il sostegno al reddito e alle famiglie. Questo deficit ha fatto lievitare la spesa pubblica che, come riferisce l’Ufficio parlamentare di bilancio, ammonta a circa 70 miliardi, soprattutto sotto la spinta di 55 miliardi di uscite correnti, rafforzata da altri 15 miliardi «in conto capitale». Il debito pubblico italiano è ormai, dati di maggio, ben oltre la soglia di 2500 miliardi complessivi, e non potrà che aumentare fino alla soglia dei quasi 2600 miliardi entro poche settimane.