L’Assemblea ordinaria ACMAR, la più importante cooperativa edile Repubblicana in Italia

L’assemblea di ACMAR è stata l’occasione per riflettere sullo stato dell’impresa dopo il lungo periodo di chiusura da covid-19. Chiusura che è coincisa in ogni caso con un periodo di crisi che ha particolarmente colpito il settore delle costruzioni, come riportavano i dati della CCIAA qualche giorno. Ma questa assemblea è stata anche l’occasione per riflettere sul ruolo della cooperazione nel panorama economico nazionale e, in particolare, della cooperazione laica. «E partendo da questo», osserva Eugenio Fusignani, vicesindaco di Ravenna e vicesegretario nazionale vicario del PRI, «credo che occorra in primis rilanciare l’AGCI nel mondo cooperativo e, parallelamente, rafforzare il ruolo di una presenza laica forte all’interno dell’AGCI».
«La storia dei nostri territori si lega in maniera indissolubile alla storia della cooperazione che qui trovò terreno sociale e politico molto fertile. In quella storia c’è il lavoro di cui ACMAR è una delle testimonianze più autorevoli. Le contingenze, non solo legate agli iter concordatari, non intaccano questa autorevolezza. Occorre ricordare che pur nella difficoltà della negativa congiuntura e in mezzo ai mille spesso incomprensibili lacci normativi, la nostra amministrazione in questi anni ha messo in pista oltre 150 milioni di investimenti pubblici. Oggi occorre trovare il modo per il rilancio nelle nuove aree dello sviluppo tecnologico dell’edilizia sostenibile per recuperare il vasto patrimonio immobiliare non più rispondente a criteri di sicurezza ed energetici. Il tutto accanto al necessario e inderogabile lavoro sulle infrastrutture, in parte da ammodernare e in parte da costruire, per garantire adeguati collegamenti e, con essi, la competitività del Paese. Dunque la politica deve sostenere lo sviluppo che in periodi di crisi, in piena logica keynesiana, passa attraverso l’investimento nei lavori pubblici. Per questo il governo deve avere meno indugi sulla visione dello sviluppo, per aumentare la competitività del Paese nel quadro interno ed internazionale. Una competitività che se da un lato non può essere lasciata solo alla logica del mercato, dall’altro non può finire vittima dei rigori ideologici di un populismo che mal si concilia con una forza di governo. Ed è il PD che deve farsi carico di questo, con più coraggio e decisione, seguendo l’esempio di quanto si fa a Ravenna e in Emilia Romagna. Infatti, Ravenna la sua parte la sta facendo: con l’Amministrazione e gli investimenti che richiamavo e col porto, unica realtà portuale italiana ad avere progetti per 250 milioni di euro. Questa è la realtà che si prospetta, una realtà che rappresenta occasioni di lavoro soprattutto per aziende storiche come ACMAR. La storia di questa cooperativa merita ogni sforzo anche politico per cercare di mantenere e preservare la qualità dei lavori che da sempre l’hanno contraddistinta e soprattutto tutelare massimamente i posti di lavoro. Noi vogliamo continuare a fare la nostra parte, forti anche del quadro generale che vede una nostra corregionale al ministero delle infrastrutture e un nostro concittadino all’assessorato regionale ai LL PP.. E vogliamo continuare a farla perché vogliamo completare il lavoro messo in pista in questo mandato; un lavoro che è stato fatto per costruire una prospettiva per la città e non per inseguire un superficiale quanto effimero consenso. Per questo, al di là dei numeri del bilancio, ci sono delle prospettive che inducono ad un ragionevole ottimismo. E noi, con la nostra azione politica e amministrativa, vogliamo essere portatori e dispensatori di questo ottimismo. Per accompagnare aziende come ACMAR, ma soprattutto per accompagnare la crescita del “sistema Ravenna” nel contesto generale del “sistema Paese”».

Era presente anche il presidente nazionale di AGCI, Giovanni Schiavone.