Giuseppe La Farina, tra Repubblicani e Massoneria


Il 20 luglio 1815, nasce Giuseppe La Farina. Laureato in Giurisprudenza, pubblicista, collabora a Lo Spettatore zancleo e al Il Faro. Membro del Comitato democratico di orientamento mazziniano, nel 1836 viene arrestato per la diffusione di stampa clandestina contro la polizia e l’anno successivo partecipa ai moti popolari del 1837 per cui è costretto a rifugiarsi a Firenze dove frequenta i circoli culturali e politici. Tornato a Messina alla fine del 1838 riprende l’attività cospirativa e di giornalista per cui nel 1841 è costretto a tornare a Firenze dove riprende l’opera di letterato e scrittore. Nel 1848 torna a Messina insorta contro i borboni e viene nominato membro del Comitato di guerra e colonnello delle truppe, è eletto al parlamento siciliano, assume il ministero dell’Istruzione poi quello della Guerra. Dopo la restaurazione, escluso dall’amnistia, si reca in esilio a Parigi dove organizza il comitato repubblicano. Nel 1854 si stabilisce a Torino dove nel 1857 fonda la Società nazionale italiana che intende sostenere il progetto unitario italiano cavouriano. Deputato, inviato da Cavour in Sicilia dopo la spedizione dei Mille per controllare l’opera di Garibaldi, viene da questo fatto arrestare ed espulso. Torna nuovamente in Sicilia come consigliere della Luogotenenza per la sicurezza e gli affari interni ma a causa dell’ostilità che gli procura il suo unitarismo è costretto a rinunciare all’incarico e tornare a Torino. Consigliere di Stato, massone del filo governativo ricostittuito grande oriente d’Italia, membro l delle Logge “Ausonia”, “Il Progresso” ed “Osiride” di Torino, Vicepresidente della Camera, muore a Torino il 5 settembre 1863 a causa di una violenta apoplessia cerebrale.