Vincitori e vinti

Nessuno in queste ore è più soddisfatto del premier olandese March Rutte. Egli è convinto che l’Italia non sarà mai in grado di accedere ai fondi europei promessi o, che se lo sarà, il costo imporrà un controllo europeo delle risorse pari ad aver accettato dieci mes. Tutto questo mentre l’Olanda che ha saputo gestire davvero il covid e non ha bisogno di aiuti ha ottenuto una significativa riduzione dei contributi. All’euforia olandese corrisponde l’inquieta apprensione italiana, perché anche il più sconsiderato degli ottimisti si rende conto nel fondo del suo animo di rischiare di veder l’occasione sprecata e in maniera irrimediabile. Lo stesso premier confida talmente nei suoi mezzi che già si parla di allestire una nuova task force per elaborare i progetti tali da soddisfare le richieste della commissione. Altrimenti avremo solo prestiti, nuovo debito. Il ministro dell’economia ha persino spostato avanti l’asticella per la presentazione del piano, ottobre al posto di settembre. Facciamo anche novembre. Altri suggeriscono, Passigli Corriere della sera, di istituire una nuova autorità adatta allo scopo e c’è persino chi chiede che siano gli italiani a votarla. Tutto questo fermento dimostra solo una cosa ovvero la necessità di superare il governo, perché di fatto se gli si toglie la progettazione del piano di intervento il governo diventa solo un passacarte. A maggior ragione se si eleggesse direttamente la nuova autorità che dovrebbe presiedere il tutto. Si farebbe prima con un nuovo governo e con una personalità alla sua guida il cui nome conoscono già tutti da tempo. Anche la maggioranza parlamentare se ne gioverebbe uscendone meno striminzita dell’attuale. Il vincitore della partita europea ancora non si è palesato. Il vinto lo vedremo presto a terra.