Recovery Fund. Luci e ombre

Ieri è stata una di quelle giornate che nella vita politica del Paese ricorderemo, non tanto perché per la prima volta il Presidente del Consiglio Conte è stato acclamato con un’ovazione dalla sua maggioranza, quanto per il fatto che il Parlamento italiano ha preso atto dell’accordo sul Next Generation Program. A seguito di un lungo e faticoso negoziato, il Consiglio Europeo ha finalmente varato il programma di interventi straordinari destinato a fronteggiare la recessione determinatasi con l’epidemia covid-19.

All’Italia è stato accordato, accordato non assegnato, un budget complessivo di 209 miliardi, di questi 82 sono contributi e i restanti 127 saranno prestiti a tassi contenuti, destinati a sostenere gli interventi che verranno previsti dalle linee guida del programma.

Come sempre non mi allineo al tifo da stadio dei contrapposti schieramenti, sono tiepido anche come tifoso di calcio, figuriamoci se mi metto a fare lo hooligan su queste vicende. Il bilancio europeo non può andare in deficit, di conseguenza il poderoso aumento del budget previsto dall’accordo del 21 luglio comporterà un aumento delle quote che ciascun Paese aderente alla Unione deve sottoscrivere, per l’Italia ciò significa un versamento di 55 miliardi di euro, quindi sottratto agli 82 miliardi di contributo a fondo perduto, il nostro Paese beneficerà di 27 miliardi, per la durata del programma sono circa 3,3 miliardi all’anno, una cifra simbolica rispetto alla dimensione della nostra finanza pubblica, ma in ogni caso un miglioramento, in quanto l’Italia fin ora è sempre stata contributore netto della Unione Europea, cioè beneficiava dei contributi europei in misura minore rispetto a quanto versava. Grazie al Next Generation Program almeno riceveremo più di ciò che diamo. O almeno così potrebbe essere, bisogna introdurre nella base di calcolo i rebate, gli sconti accordati ai cosi detti “frugali”, in cambio del loro consenso al programma, per altro ottenuti anche dalla Germania, la Cancelliera Merkel ha condotto in maniera magistrale il negoziato.

Secondo le stime del professor Bagnai e di Vladimiro Giacchè, computando anche i rebate per l’Italia alla fine il saldo netto sui contributi sarebbe negativo. Si potrebbe obiettare che sono economisti di tendenza, il che è pacifico, ma i numeri non mentono e presto potremo vedere se hanno ragione o no. 

Da un punto di vista più squisitamente politico, da europeista convinto, non posso fare a meno di notare che ha prevalso la logica intergovernativa, oggi al parlamento europeo si discuterà dell’accordo e diversi esponenti, appartenenti ai gruppi più importanti delle tradizionali culture politiche europee, hanno espresso preoccupazione per il superamento di molti programmi che afferivano direttamente alla Commissione. Next Generation sarà gestito dalla Commissione, ma è possibile per i singoli stati chiedere la Convocazione del Consiglio Europeo, per valutare il progetto di uno stato beneficiario che un altro governo non ritenesse conforme agli obiettivi del Programma, il Presidente Conte ha liquidato la questione come una semplice perdita di tempo, che non altererà sostanzialmente la funzionalità del Programma, anche questo lo vedremo…

Il fatto di raccontare l’accordo per quel che è non vuol in alcun modo sminuirne la portata, per la prima volta di fatto ci saranno gli eurobond, anche se non si possono chiamare così, perché non solo la politica italiana vive di feticci, anche quella europea a quanto pare. La raccolta dei fondi avverrà sui mercati finanziari, a condizioni che i Paesi del sud non avrebbero mai potuto raggiungere, beneficiando della stabilità economica degli stati del nord. L’accordo prevede anche la possibilità che la Commissione imponga propri tributi riguardo l’ambiente e le transazioni sul web, si tratta di un’ottima notizia, sia per il fatto in sé sia per la scelta delle aree su cui intervenire.

Naturalmente fra raccolta delle risorse e redazione dei programmi dei singoli stati, le risorse saranno disponibili, realisticamente, a giugno 2021 anche se è possibile anticipare una quota di 20 miliardi nel 2020 e usare le risorse del programma per sostenere investimenti messi in atto prima di avere la disponibilità dei fondi.

Ieri il Cdm ha approvato un ulteriore scostamento di 25 miliardi per intervenire con misure anticicliche sulla recessione, il che è indispensabile, anche se ancora molto rimane da lavorare sull’implementazione del Decreto Rilancio e del Cura Italia, con le conseguenze economiche e sociali che questo comporta.

Un tema molto delicato, che finora non è stato affrontato nel dibattito pubblico italiano, è l’eventuale relazione fra l’attuazione del Programma e la scelta della BCE di tornare al cosiddetto capital key. La BCE sta sostenendo in modo significativo le emissioni di debito dei Paesi dell’’area euro, ed in particolare dell’Italia, che ha una forte esigenza di liquidità in questa fase, se, per una scelta tutta politica, la BCE dovesse decidere nei prossimi anni di limitare il quantitative easing, che viene attuato in deroga dal principio che limita gli acquisti in rapporto alle quote di capitale della BCE sottoscritte  (il capital key), in ragione del fatto che sono disponibili le risorse recovery, il nostro Paese potrebbe trovarsi in gande difficoltà. 

Le risorse Next Generation, come dicevamo, sono state accordate, il che significa che sono potenziali, il nostro Paese dovrà presentare dei progetti per beneficiarne, il che metterà a dura prova la nostra pubblica amministrazione, se infatti per la fase di progettazione Conte ha già annunciato l’ennesima task force, l’attuazione competerà alle articolazioni dello Stato, e, al contrario delle sciocchezze che si dicono su questo tema, l’organico della nostra p.a. è sottodimensionato  ed ha un’età media elevata, forse, come suggeriva un interessante studio dell’Osservatorio sui conti pubblici del professor Cottarelli, sarebbe il caso di iniziare a pianificare l’ingresso di nuove competenze, più giovani e qualificate, perché non cogliere l’occasione per rinnovare l’organico della nostra amministrazione pubblica?

L’opportunità di avere nei prossimi otto anni 209 miliardi destinati a innovazione e riconversione ecologica è unica e va ben utilizzata, da questo punto di vista ben vengano le condizionalità ed il monitoraggio della Commissione, che vincolerà quelle risorse all’uso per cui sono state destinate, offrendo al nostro Paese l’occasione di progredire e di innovarsi. Riguardo il processo di integrazione è solo un piccolo passo, ma con pazienza e costanza è necessario continuare verso l’obiettivo, la strada è impervia ma il risultato merita tutta la fatica.