Recovery Fund, il giorno dopo

L’ultimo Consiglio europeo, conclusosi lunedì scorso dopo 5 giorni di lavori, ha affrontato ostacoli di ordine tecnico e politico, ma anche di ordine morale, e soprattutto ha dovuto riparametrare le proprie decisioni sulle novità economiche nazionali critiche a seguito della pandemia di Covid-19.
Il principale strumento europeo con cui si svilupperanno i buoni propostiti sarà ovviamente il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 e il suo moltiplicatore reale denominato Next Generation EU (NGEU), un rafforzamento finalizzato a dotare l’Unione dei mezzi necessari per affrontare, appunto, le sfide della pandemia.
La Commissione per poter sviluppare i programmi dell’Unione in conformità al NGEU è stata autorizzata a contrarre prestiti “di scopo”, per conto dell’Unione, sui mercati dei capitali fino a 750 miliardi di euro (a prezzi 2018). Non potrà comunque assumere prestiti oltre la fine del 2026.
La composizione dei 750 miliardi sarà: “prestiti” fino a concorrenza di 360 miliardi e “spese” fino a concorrenza di 390 miliardi.
Gli impegni giuridici di NGEU dovranno essere contratti entro il 31 dicembre 2023, mentre i relativi pagamenti saranno effettuati entro il 31 dicembre 2026.
Soffermiamoci, in particolare per consistenza (“pesa” per l’89,7% del totale), sulla prima voce del Next Generation EU: il Dispositivo per la ripresa e la resilienza.
Il Consiglio europeo ha stabilito che il volume massimo dei prestiti per ciascuno Stato membro non potrà superare il 6,8% del suo RNL e che:

  • il 70% dovrà essere impegnato negli anni 2021 e 2022;
  • il 30% dovrà essere interamente impegnato entro la fine del 2023.
    Il prefinanziamento del dispositivo per la ripresa e la resilienza verrà versato non prima del 2021 e potrà essere pari al 10%.
    L’ammontare del Dispositivo è pari a 672,5 miliardi, di cui 360 miliardi di prestiti e 312,5 miliardi di sovvenzioni.
    Secondo le indicazioni fornite, all’Italia dovrebbero spettare fino a 102 miliardi di euro del Dispositivo principale del NGEU, quindi un ammontare comunque maggiore rispetto ai 91 miliardi preventivati in precedenza per l’intero pacchetto dedicato NGEU.
    Complessivamente sarebbero 209 miliardi contro i 173 miliardi previsti dalla proposta della Commissione.
    Come specificato in precedenza nel NGEU è dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza che verranno gli importi più importanti.
    I prestiti del Dispositivo sottoforma di prefinanziamento finalizzato alla ripresa e alla resilienza non verrà versato prima del 2021 e comunque al massimo sarà pari al 10%. Ciò significa che del maggior fondo di copertura europeo all’Italia arriverà soltanto un anticipo possibile di 10,2 miliardi…
    L’Italia è un Paese che ha affrontato la crisi economica conseguente alla pandemia sfoderando l’equivalente di 3 manovre di bilancio (se paragonato all’ultima legge di bilancio 2020).
    L’indebitamento cumulato per rispondere all’emergenza Covid-19 supererà i 100 miliardi. Dal decreto-legge n. 18 a quello n. 34 quest’anno il peso complessivo sarà di 179,5 miliardi sul saldo netto da finanziare con più di 75 miliardi di disavanzo.

A questo andranno ad aggiungersi gli scostamenti per altri 15-20 miliardi con il prossimo decreto che sarà licenziato a breve dal Governo e sottoposto all’esame parlamentare. Il Governo italiano quindi dovrà ora affrontare la tortuosa strada del Piano nazionale di riforma con una doppia scure, quella della sostenibilità delle spese ma col condizionamento di rendere conforme ai parametri come in precedenza specificati per poter accedere alla fetta spettante di prestiti dell’UE.
L’Italia quindi deve ricorrere urgentemente agli anticipi del NGEU per quanto possibile perché con questo andamento il deficit pubblico sarà tendenzialmente oltre il 13%.
Questi strumenti potranno essere ancor più efficaci quando e se il Governo italiano deciderà di attivare anche linee di finanziamento già disponibili come il Meccanismo europeo di stabilità rivisto nella sua forma di scopo, che – a differenza del NGEU – non ha condizionalità. Infatti il Programma NGEU esige di preparare programmi nazionali di riforme (PNR) e investimenti per il periodo 2021- 2023. Questi piani verranno valutati dalla Commissione entro due mesi dalla presentazione.
Il Consiglio europeo ha ritenuto anche di “graduare” il metro di valutazione dei piani. Il punteggio più alto andrà attribuito a quei piani che saranno coerenti non solo con le raccomandazioni specifiche per paese, ma anche col rafforzamento del potenziale di crescita, con la creazione di posti di lavoro e con la resilienza sociale ed economica, nonché con l’effettivo contributo alla transizione verde e digitale (quest’ultimo rappresenta una condizione preliminare ai fini di una valutazione positiva).