Due ragazzini

Erano due ragazzini. 15 e 16 anni. Dei bambinoni. Nessuno creda che la loro morte riguardi solo le loro brevi vite. O quelle dei loro cari. Ci riguarda tutti, perché quel che è accaduto non sarebbe stato possibile se solo non lo considerassimo ammissibile.
Hanno diviso fra loro 15 euro di metadone. Che è un farmaco. L’intero contesto di tutta questa faccenda non sarebbe esistito se il vivere in stato d’alterazione non fosse considerato quasi normale, talora ammirevole. Quando si pubblicano notizie relative alla cocaina si usano costantemente foto di strisce bianche su un tavolo e, sullo sfondo sfocato, presunti potenti in cravatta e scosciate avvenenti. Quando si vuol commentare la diffusione di anfetamine sintetiche (pasticche) si aggiungono immagini di discoteche. Il consumo di droga è incoscientemente accompagnato da suggestioni di successo, possesso e divertimento. La realtà è ben diversa: vomito, perdita di controllo, violenza fatta e subita, fino a vite che affondano nei propri escrementi, oramai incapaci di affrancarsi dalla dose.
L’illusione della convivenza con la droga, per il singolo e per la collettività, è la trappola più potente. Sfasciati sono gli altri, io saprò controllarla e controllarmi. Non c’è sfasciato che non sia partito da questa convinzione. Errore ancora più grosso è pensare di curare la droga con la droga. Che sarebbe nato un mercato parallelo del metadone lo sostenevamo più di quaranta anni fa: farmaco, fornito a drogati, riciclato ad altri per comprare droga. E quei due ragazzini ne sono morti.
Molte cose possono nuocere alla salute, ma le droghe sequestrano la libertà e minacciano la collettività. Occorre essere accecati per non vedere la differenza. E quella volontaria cecità è corresponsabilità. Così come l’avere timore a dirlo chiaramente.