Conte ce l’ha fatta ancora

Il Principe deve essere Leone e Volpe e l’avvocato del popolo volpe lo è, su questo ormai nessuno può nutrire dubbi. È stato acuto quando ha visto nel delirio alcolico del Papeete la possibilità di liberarsi di Matteo Salvini, puntellando così il suo ruolo a Palazzo Chigi, è stato abile quando con la mossa del cavallo, gli stati generali, ha messo in scacco chi pensava che il piano di rilancio potesse essere un’opportunità per ridisegnare il quadro di governo, ed è stato scaltro nel gestire la complessa partita di Autostrade per l’Italia, con tanto di colpo di scena all’alba del 15 luglio.
Il Presidente del Consiglio non ha mai fatto la voce grossa, non sarebbe nel suo stile, ma ha sempre accondisceso alla linea pentastellata che da due anni urlava revoca! Una specie di versione istituzionalizzata del vaffa contro la famiglia Benetton. Conte ha ignorato con indifferenza lo sgambetto della De Micheli, degnissima sostituta di Toninelli alle infrastrutture, davvero non ce lo fa rimpiangere, esprime le medesime qualità, ed ha saputo volgere a suo favore il parere dell’Avvocatura dello Stato che poneva molte riserve sul fatto che si potessero revocare le concessioni autostradali, senza incorrere nel rischio di una complessa vicenda processuale dagli esiti molto incerti.
La soluzione del Governo alla fine è un capolavoro di doroteismo che non si vedeva da anni, ma che ha messo d’accordo tutti. La potente famiglia veneta recita la parte in commedia del disappunto anche se in verità può essere soddisfatta, dopo una lunga fase di perdite in Borsa ieri Atlantia ha guadagnato più di ottocento milioni e la revoca avrebbe rappresentato un disastro. Possono tirare un sospiro di sollievo anche gli altri due azionisti di minoranza: il titano tedesco delle assicurazioni Allianz, la cui posizione nella società è probabilmente stata oggetto anche di qualche colloquio con la Cancelliera tedesca a latere del vertice di Berlino su Next Generation, ma forse sono io che penso male, ed il Silk Road Fund, il braccio economico del governo cinese nella Belt and Road Initiative, la cosiddetta “nuova via della seta”; tutto sommato non scontentare troppo i cinesi non deve essere dispiaciuto al Movimento le cui cinque stelle puntano ad est.
I più contenti di tutti in effetti sembrano proprio i grillini che cantano vittoria e possono fare tutta la propaganda politica che vogliono vantandosi di aver sbattuto fuori da Autostrade i Benetton, anche se fino a due giorni fa il motto era: revoca o morte! E poco importa che la differenza che c’è fra la revoca e la transazione realizzata è la stessa che c’è fra un piatto di un buon brasato piemontese ed una ricetta vegana, per carità pure il cibo vegano è gustoso ma è proprio un’altra cosa. Probabilmente i militanti e gli elettori più convinti crederanno alla favola della grande vittoria e la impugneranno come una bandiera da sventolare per le prossime campagne elettorali.
L’intervento della Cassa Depositi e Prestiti non è insensato, si tratta di acquistare, pare per circa quattro miliardi, la partecipazione chiave nella società che gestisce un asset strategico, monopolio naturale e dalla redditività certa. Si tratta di capire quali saranno i vantaggi per gli utenti, è stata annunciata una riduzione del 5% dei pedaggi, da fruitore della rete autostradale mi sento di ringraziare ma preferirei continuare a pagare le medesime tariffe avendo più certezze in tema di sicurezza. In alcuni tratti della rete, anche se non gestiti da Aspi, alcune sperimentazioni di sistemi di monitoraggio del traffico per rendere più sicuri i percorsi si stanno facendo, speriamo la nuova public company venga guidata da un management che ponga al centro della sua attività una strategia per i necessari interventi di manutenzione e soluzioni tecnologiche innovative.
La banca dello Stato però non può continuare ad essere il bancomat da cui il Governo attinge quando non è in grado di trovare altra soluzione su uno specifico dossier, sarebbe più che opportuno che CDP avesse nell’economia italiana un ruolo simile a quello che KFW esercita in Germania, ciò però dovrebbe avvenire sulla base di una strategia, di politiche industriali con obiettivi e priorità definite, non usata come asso nella manica quando non si sa più quale altra soluzione adottare.
La realtà rimane, in ogni caso, che il Presidente Tentenna ce l’ha fatta anche stavolta, lui il leone non lo fa mai preferisce rintanarsi come la volpe e schivare una per volta le difficoltà senza mai affrontarle, tuttavia così non può continuare, Nicolò Macchiavelli infatti ci insegna che gli uomini di potere possono ottenere le loro posizioni grazie alla buona sorte ma poi con “assai fatica si mantengono”. Conte non potrà continuare a sgattaiolare fra le difficoltà e trovare soluzioni cerchiobottiste, prima o poi dovrà pur giungere il leone, se non sarà lui sarà qualcun altro…