Coronavirus. Non c’è l’emergenza. Preparare l’efficienza

Non credo ci siano al momento le condizioni oggettive perché il governo assuma l’autonoma decisione di dichiarare lo stato di emergenza per il prossimo semestre. Le motivazioni che mi inducono a tale conclusione, tutte da me dedotte dal recente scritto del Prof. Cassese, discendono dalla constatazione che non sussiste una condizione attuale di emergenza; e se essa, viceversa, dovesse concretizzarsi nei tempi successivi, potrebbe certamente il Consiglio dei Ministri provvedere a formalizzare i provvedimenti giuridico – istituzionali necessari per far fronte all’emergenza sanitaria; come peraltro correttamente, efficacemente, e positivamente avvenne nell’inverno scorso. Né d’altronde appare cogente per dichiarare lo stato di emergenza (con tutti gli effetti, i vincoli, le limitazioni che ne conseguono) attraverso un provvedimento autonomo del governo (di rilevante portata), la motivazione di volersi predisporre a prevenire gli effetti indesiderati di una eventuale futura pandemia. È ovvio che ove si dovessero ripresentare le condizioni registrate nello scorso mese di febbraio, sarebbe certamente dovere inderogabile del governo provvedere all’emanazione delle tempestive determinazioni giuridico – istituzionali per contrastare gli effetti nefasti della pandemia; quindi ripercorrendo l’iter già sperimentato e messo in atto, con risultati molto apprezzabili e ad apprezzati. Ciò, peraltro, non esime il governo dal dovere prioritario di predisporre tutte le condizioni operative, organizzative, e strumentali necessarie per poter gestire con efficacia e con immediatezza gli impegni e gli effetti che potrebbero scaturire da un rinnovato pericolo di pandemia sanitaria. Sarebbe nel contempo oltremodo essenziale che venisse portato alla valutazione responsabile del Parlamento nazionale, da parte del governo, un completo ed articolato piano operativo-funzionale per la gestione degli eventi innescati dall’eventuale reiterazione dalla pandemia Covid 19. E che sappia anche porre rimedio alle difficoltà connesse con la complessa catena di competenze e di comando nei rapporti tra lo Stato centrale e le istituzioni regionali, emerse chiaramente nella recente esperienza. Sarebbe a questo punto il Parlamento a pronunciarsi ed a deliberare, in una situazione non ancora emergenziale, i provvedimenti ritenuti essenziali; e, se dallo stesso valutata l’opportunità, prorogare da subito nel tempo la vigente situazione di emergenza.