Gente de fogna? Nella discarica Roma

Se siamo “ggente de fogna” come ci apostrofa Beppe Grillo, è perché siamo costretti da quattro anni a vivere in una grande discarica, annaspando tra i liquami e i miasmi dei rifiuti traboccanti dai cassonetti e riversati per strada.

Se “rompemo li cojoni” alla “pòra crista” della Raggi è perché i trasporti di Roma sono un fallimento: in quattro anni non s’è fatto un passo sulle metropolitane, con la metro C a rischio amputazione, le talpe ferme a rischio rottura, i Fori Imperiali a rischio cedimento, gli operai dell’impresa a rischio licenziamento. E la società incaricata di progettare le metro e i loro agognati prolungamenti (metro C inclusa) tenuta inoperosa per anni e oggi portata alla chiusura.

Se “je rompemo er ca…” è perché il tanto sbandierato PUMS è un piano mobilità ridicolo, pieno di linee che si pestano i piedi e di inutili funivie (e che ha voluto snobbare il progetto di riuso delle infrastrutture esistenti che ricavava, a costi minimi, ben sei nuove metro di superficie).

Poi la sindaca ci ha asfaltato un po’ di strade, ha riempito Roma di ciclabili (doverose, ma non bastano per i trasporti), ha illuminato qualche strada buia…
Ma in quattro anni il bilancio non si fa sulla buca tappata, sul lampione o sull’aiuola, ma sulla capacità di rinascita di una capitale morente.
E Roma resta una città sciatta, sporca, inefficiente, senza una soluzione per i suoi problemi più grandi: trasporto, rifiuti, incapacità di generare e di attrarre economia.
E soprattutto Roma resta senza una prospettiva, un indirizzo di rilancio, un piano di progetti pensati e avviati per il prossimo futuro.

Virgì, segui il consiglio di Grillo. “Pijia na valigia, tu’ fijio, tu’ marito” e abbandona ‘sta città. Che sarà pure “bella e zoccola”, come scrive sul post, ma è stufa marcia di sindaci incapaci.