Del degrado della Repubblica

I repubblicani devono esprimere la loro riconoscenza al professor Cassese che praticanente da solo ha difeso le prerogative costituzionali dal più grave attentato mosso contro di loro dalla nascita della Repubblica. Con il solo conforto del presidente della corte costituzionale Cassese ha sottolineato il principale aspetto tematico della dottrina che ospita la nostra costituzione ovvero che essa prevede l’urgenza e non l’emergenza. La costituzione antifascista non può prevedere l’emergenza, perché il fascismo fu solo politica dell’emergenza, così come la costituzione non può estromettere il parlamento perché il fascismo lo chiuse. Anche altri giuristi eminenti hanno contestato le scelte del governo, ma solo Cassese è andato oltre alle questioni procedurali per individuare nelle forme la sostanza. È particolarmente grave come le sue prese di posizione cadano nel vuoto di una classe politica che ignora la costituzione su cui pure ha giurato. Il vice ministro Castelli aveva sostenuto che la salute in determinati momenti prevale sugli altri aspetti della costituzione. È una falsità clamorosa perché la costituzione Repubblicana si fonda su un delicato equilibrio. Per questa ragione i precedenti storici dovevano fornire la sufficiente esemplarità al governo. Quando si trattò dell’emergenza terrorismo la classe politica repubblicana si rivolse ad una formula di solidarietà nazionale per evitare che una sola parte del parlamento sfidasse la lettera della costituzione ed i suoi principi, aprendo un precedente inaccettabile per la nostra democrazia che oggi ricade interamente sul governo Conte. Con la particolarità che quando la democrazia Cristiana aperse all’opposizione, essa era il partito di maggioranza relativa del paese. Conte che la rifiuta rappresenta forse il terzo partito del paese. Anche questo è indice della sensibilità democratica per cui un governo dotato di una sola maggioranza parlamentare si attiene strettamente al mandato costituzionale posto alla base della sua esistenza. Da notare come l’analisi costituzionale di Cassese è direttamente politica. Egli sa bene come il mondo liberale, il vecchio Lloyd George ad esempio, rimase affascinato da come le ragioni dell’emergenza spingessero in avanti gli interessi nazionali. A Londra si tirava su un ponte in più tempo di quanto il duce ne avesse impiegato per bonificare la palude pontina. Non fosse che l’accentramento dei poteri nelle mani di Conte in nome dell’emergenza fanno rimpiangere il procedere della compassata amministrazione della Londra del secolo scorso. A Cassese dobbiamo anche la migliore definizione data del presidente del consiglio. Uno stile leaderistico, privo di un leader. Sarebbe ora che ci se ne accorgesse.