Mes. Prendiamo i soldi e usiamoli

Fitoussi è un simpatico quanto preparato economista francese. Ha sempre avuto un certo “prurito” nei confronti delle politiche, che definisce, di austerità, e un altro problema, credo ancora, irrisolto con la Germania. Si può convergere sulla necessità di utilizzo di tutte le risorse necessarie a disposizione per l’Italia, e per tutti i paesi UE che ne hanno bisogno. Ciò che mi lascia perplesso è la poca attenzione alle regole, che sono pattizie, quindi uniformemente da rispettare e non unilateralmente da violare. Il MES, è vero, è fonte di discussione e polemica prevalentemente in Italia. In Francia, dice, non sanno neanche cosa sia! Il nuovo meccanismo di prestito finalizzato al sostegno finanziario per i costi sofferti a causa del Covid19 non è un “gioco da tavolo” dove, pedine e dadi in terra, ti puoi permettere di alzarti e non giocare più perché in TV danno il tuo programma preferito. Il programma preferito dai paesi della zona euro non è la “austerità” per “partito preso” né può essere inteso, l’utilizzo del nuovo MES, come una scelta “ideologica” (di converso neanche il rifiuto dello stesso). Non si può “approfittare” della linea di credito per poi fregarsene di condizionalità, che peraltro non sono presenti, almeno in linea generale con un credibile piano garanzia di rientro, senza interventi ortodossi sul debito. Se accetto il MES, accetto una condivisione di regole. Poi, senza dubbio, queste regole possono essere oggetto di trattativa, di revisione, e sappiamo che 3 Paesi dell’euro zona hanno poteri decisionali nel board del meccanismo (Germania, Francia e Italia) tali da influenzare e in modo decisivo sulle condizioni che tanti conosciamo legate alla sana gestione dei conti pubblici. In tutta onestà forse è giunto il momento che anche i figli di Keynes capiscano (direi pure io) che senza “controllo solidale” il bene pubblico europeo non potrà farsi, restando al palo come Unione, “bella ma impossibile