Furbi, ipocriti e fessi

Ragguardevole sceneggiata dell’ipocrisia, sul palcoscenico dei vitalizi parlamentari. Considerato che la maggioranza dei favorevoli alla revisione (non alla cancellazione, la smettano di raggirare), fra precursori e convertiti, è straripante, dovrebbero vociare meno e spiegare di più. Anche perché quando approvarono ciò che oggi si cancella sostenni che quello odierno era un esito non scontato, ma prevedibile. E lo sostenni non perché favorevole ai vecchi vitalizi, peraltro a quell’epoca già riformati, ma perché avevano pasticciato ipocritamente. Ed ecco il risultato.
La “Commissione contenziosa”, che da sconosciuta diviene celebre, non è una commissione politica, ma una specie di collegio arbitrale: tre parlamentari e due esperti di diritto, nominati dal presidente del Senato (che fu eletta, per quanti abbiano scarsa memoria, a seguito di un accordo fra Movimento 5 stelle e Lega, con i voti di questi e del resto del centro destra). Che i membri politici si regolino secondo politica non è proprio nello spirito dell’organismo, ma comprensibile. Come mai i due componenti tecnici e professorali sono stati entrambe a favore della cancellazione? Curioso che non ci si ponga questa domanda, buttandola in caciara.
I vitalizi sono stati riformati e portati al contributivo ai tempi della legge Fornero. I vitalizi di una volta sono stati cancellati allora, non dopo. Chiaro questo? Con il sistema contributivo la rendita (il vitalizio non è una pensione, ma non facciamola palloccolosa) è calcolata sulla base del versato, ergo quei soldi sono soldi del versante. Toccarli sarebbe furto. Il che vale per ogni lavoratore. Qui si apre un problema: quando fu varata la legge Fornero, meritoria e ingiustamente vilipesa, non si toccarono le pensioni in pagamento. Da una parte sono considerati “diritti acquisiti”, salvo non avere mai fatto i conti con il connesso “dovere acquisito” degli altri, lavoratori e contribuenti, a pagare la differenza; dall’altra, ed è la considerazione che più va tenuta in considerazione, far valere quel principio avrebbe tagliato una marea di pensioni basse. Non fattibile. Perché le pensioni che incorporano un regalo non sono prevalentemente quelle alte, ma quelle basse. Successivamente, però, si volle tagliare una categoria particolare di rendite in pagamento, i vitalizi parlamentari. Sostenni: giusto, ma ha un senso, sia economico che esemplare, se si tratta della premessa per farlo poi valere per tutti, salvo proteggere una fascia di minime. Quello era ed è il punto.
Procedettero, manco a dirlo, con ipocrisia e demagogia: tagliamo la casta. Tanto i vitalizi dei tagliatori non ne risentivano, visto che, per il futuro, vale la riforma fatta nel 2011. Chiaro questo? Quindi la casta è casta solo prima che anche io diventi casta. Tanto per capirsi. Ma come si poteva fare, senza che la cosa arrivasse davanti alla Corte costituzionale, che aveva già impallinato provvedimenti similari? Con un interna corporis, ovvero con un atto interno all’amministrazione di quell’ala del Parlamento. Non potendo appellarsi a organismi esterni, allora, ai ricorrenti (perché il diritto di ricorrere non è ancora stato cancellato, si provvederà come per la cancellazione della prescrizione e altre offese similari al diritto, ma non si è ancora fatto) non restavano che le vie interne. La Commissione contenziosa. Ove chi è stato chiamato a illustrare il diritto è giunto alla conclusione che avevo tratto all’atto della decisione dell’ufficio di presidenza.
A questo punto strilli di dolore e falsità. Se avessero voluto evitarlo avrebbero potuto procedere con legge, ma questo li avrebbe portati alla contraddizione che vedemmo all’epoca. Fecero i furbi, ora gli ipocriti, il che funziona solo se gli altri sono fessi.