Fusignani su Sgarbi: «Degrado Istituzionale»

«In questa foto c’è la plastica rappresentazione del degrado istituzionale». Duro il giudizio di Eugenio Fusignani, vicesegretario nazionale vicario del PRI. «Quando la presidente Carfagna, ha fatto allontanare dall’aula il poco onorevole Sgarbi dopo l’ennesima volgarità insopportabile, lo stesso rifiutandosi ha costretto i commessi a trascinarlo di peso. “Ha trasformato quest’aula in uno show”, aveva poco prima affermato la presidente. No, cara Carfagna; gli atteggiamenti di Sgarbi hanno trasformato l’Aula in un mortificante insulto al senso delle Istituzioni Repubblicane. Come oggi ha amaramente scritto il mio amico Pierluigi Romanello, “Il Parlamento oramai è una tendopoli di lusso. Una spianata di accampati in grisaglia. Un luogo in cui si bighellona nell’attesa del comando del capogruppo. Un cimitero costituzionale. Incappottato tra calcoli di maggioranze e infranto del tutto dai Decreti Legge”. Credo sia difficile dargli torto. Il parlamento è il Tempio della Repubblica e, dunque, uno spazio di sacralità istituzionale di quella religione civile che si chiama Democrazia. E come ogni luogo sacro non è possibile profanarlo con atteggiamenti indecorosi e blasfemi che offendono non solo il senso delle istituzioni ma la stessa storia del travagliato e luttuoso percorso che ha portato all’Unità d’Italia e alla Repubblica e, insieme alla storia, la memoria dei tanti che sono morti per consegnarci un paese libero, democratico e repubblicano. per questo c’è bisogno di una reazione ai tanti fenomeni che si stanno vedendo in questi ultimi tempi. C’è bisogno di un risveglio delle coscienze che parta dalla consapevolezza che svilendo le istituzioni si mina la coscienza collettiva di un’identità che apre il futuro a scenari inquietanti. Se c’è bisogno di spiegare, inascoltati o derisi, il perchè i ragionamenti da bar dello sport non possano essere la politica, la quale ha un compito superiore che prendere quei ragionamenti per ripeterli pubblicamente o trasferirli al dibattito istituzionale, trasformando le istituzioni in grande bar sport in giacca e cravatta. In un paese normale non ci sarebbe bisogno di spiegare non dico i bivacchi notturni in parlamento o le smargiassate di protesta in aula, ma nemmeno le ciliegie salviniane. Invece da noi non solo si deve spiegare, ma chi lo spiega viene pure insultato, guardato come un alieno quando non e invitato in malo modo a tacere. Mi rifiuto di pensare che questo sia il risultato irreversibile prodotto da questa “seconda/terza repubblica” perchè se così fosse avrebbe fallito in primis la scuola oltre che la famiglia e il modello sociale. In questo vuoto di valori c’è terreno per riprendere un cammino di partito. Perché oggi solo chi ha un patrimonio ideale e una storia alle spalle può sperare di riportare il Paese a nutrire un comune senso di rispetto verso la Politica e le Istituzioni che significa soprattutto, oltre che rispetto per se stessi, la capacità di costruire le prospettive per affrontare le sfide economiche, politiche e sociali del terzo millennio».