Università: tra problemi e prospettive

Oltre alle gravi conseguenze del blocco delle lezioni e degli esami sul percorso di studi dei nostri studenti, si preannuncia, peraltro, un forte calo di iscrizioni ( si parla di circa 10.000 matricole in meno) per il prossimo anno accademico, altro segnale preoccupante per un Paese che, per crescere ed ammodernarsi, ha proprio bisogno di investire in sapere, ricerca ed innovazione di alto livello. Da anni si attendono riforme serie, organiche, concrete in merito al “governo” degli atenei, la cosiddetta autonomia amministrativa, gestionale e didattica, al diritto allo studio, alla carriera ed al profilo professionale dei docenti, ma tutto è ancora fermo, all’interno di disegni di legge e di proposte talora vaghe e frammentarie.

Da laici, da Repubblicani, fautori del binomio inscindibile “educazione-progresso”, non possiamo che guardare con vivo disappunto al basso numero di laureati nel nostro Paese, agli scarsi investimenti pubblici per l’Università (lo 0,3 del PIL), al limitato numero di giovani ricercatori, al “farraginoso e lungo” ricambio generazionale dei docenti, all’esosità delle tasse, all’insufficienza delle borse di studio, tutti dati negativi che ci pongono agli ultimi posti in Europa.

E pensare che, nonostante tutto, non mancano le “eccellenze”, le Università prestigiose, non mancano i giovani talenti, magari più apprezzati all’estero, non mancano i centri di ricerca qualificati che, come nel caso della recente pandemia, hanno offerto un contributo, talora decisivo, alla scoperta del virus ed alla preparazione del vaccino. Forse occorrerebbe partire proprio da questi elementi positivi per costruire un’Università moderna, efficiente, dinamica, costantemente legata al mondo della cultura, delle professioni, delle imprese, della ricerca tecnologica e scientifica… sostenuta dallo spirito laico di “saper sempre guardare avanti”.