L’indebitamento italiano e gli strumenti di sostegno europei

Il devastante impatto sul debito pubblico italiano grazie all’andamento delle scelte politiche del nostro governo non può non destare preoccupazione.
Siamo ormai a 36 miliardi di debito ad aprile in più, una soglia che sfiora il 2500 miliardi di euro complessivi… Una doppia manovra finanziaria del governo che passa da 58 a 148 miliardi di ricorso al debito e una nuova prossima manovra da 10 miliardi alla finestra…
Mi auguro che si faccia una seria riflessione sugli strumenti a disposizione non solo per rispondere alla crisi covid19 ma anche per la ripartenza senza se e senza ma. Non si può continuare ad attendere la BCE che (lodevolmente) sta alleggerendo il carico sullo spread (e sui rendimenti dei titoli italiani) acquistando pacchetti sempre consistenti sul mercato secondario (deviando dalla quota capitaria, l’Italia è al secondo posto) oppure sperare nell’anticipazione (di cassa) della Bei (in crisi di stabilità strutturale e finanziaria) e dello Sure (sempre linea di credito è, peraltro con liquidità solo parzialmente idonea da settembre).
Il governo italiano ha in mente qualcosa di più “socialmente” rilevante sul debito pubblico?
Rimetto questa riflessione perché, vista la preferenza del governo (ma ormai sarebbe meglio dire del presidente del consiglio e di una parte dei 5Stelle) per l’indebitamento sul mercato, potrebbe essere l’ulteriore insensato passo verso titoli perpetui, che sarebbero il sintomo, proprio per questo stesso mercato, di debolezza nel reperire credito e di assenza di liquidità.
Bsogna alzare il tiro. Invocare dietro le quinte l’utilizzo del MES sanitario e poi sperare che qualche leva politica si muova definitivamente in questo senso non basta. Bisogna allarmare con evidenza lo sfacelo dei conti pubblici italiani.
Col debito/PIL al 155% tendenziale e il deficit/PIL prossimo al 9%, non si può continuare a “premiare” il retail con BTP Italia e BTP Futura che sono appetibili (l’asta del primo lo ha dimostrato) ma che sposta l’interesse a breve termine (5 anni il primo con premio fedeltà).
La BCE potrà anche intervenire col programma pandemico straordinario da 750 miliardi anche su questa fetta di debito (priorità a quello in scadenza o “esausto” degli istituzionali) ma non può diventare la regola. Ecco perché la nuova manovra della BCE da 650 miliardi è un indizio che non depone a favore della fiducia del board europeo nei confronti in particolare dell’Italia. Considerando sempre che il primo programma con questi ritmi di acquisti mensili terminerà la propria forza entro ottobre…
E sempre pregando che non ci siano “distorsioni” tali in sede di Consiglio europeo da deprimere l’offerta della Commissione (col sostegno del Parlamento europeo) per il prossimo QFP 2021/2027 e per il Next Generation EU, il programma associato al bilancio di cui l’unione europea, e gli Stati nazionali, hanno urgente bisogno per un piano di recupero europeo basato sul Green new deal, la trasformazione digitale, gli investimenti in tecnologia e ricerca (sanità inclusa), opere infrastrutturali e riforme del mercato del lavoro e della politica industriale.