Elogio del valore scientifico del professor Galli

Gli italiani devono provare gratitudine nei confronti del professor Galli che distoglie tempo dai suoi impegni preziosi per spiegare in televisione come va il mondo. Egli ieri sera ci ha detto che non contano le impressioni ma i dati. Parole sacrosante che immaginiamo rivolte a tutti i suoi colleghi che ancora il febbraio scorso sostenevano senza alcun dato che avevamo a che fare con una semplice influenzina e ora a giugno la gente gira con le mascherine. Ma almeno oggi i dati li abbiamo? Perché a dire il vero due sono per lo meno discutibili relativi all’accesso del virus in Italia e ai morti. Sul primo alcuni ricercatori sostengono che il virus si è diffuso a novembre. Sul secondo mancano le autopsie. Per lo meno questo lamentano tre facoltà di virologia nel Mezzogiorno. Ma abbiamo i dati sulle infezioni. Anche su questo si potrebbe discutere, intanto perché non sono mai dati giornalieri e non si conosce esattamente la data a cui si riferiscono e poi perché è accaduto che uno giudicato sano dai medici il tampone lo abbia detto ammalato e uno che per il tampone stava benissimo è morto. Allora in assenza di dati inconfutabili, il professor Galli ha ragione rischiano di prendere il sopravvento le impressioni più perniciose. Ad esempio che se il virus si è diffuso a novembre le misure del governo a marzo sono state inutili e che i morti sono dovuti alle cure mancate e sbagliate. Per questo nessuno ha fatto le autopsie per nascondere i dati.