Michele Polini: «Roma deve tornare ad essere a dimensione di uomo»

«Occorre ripensare e riorganizzare il sistema urbanistico, sociale, produttivo, economico e commerciale di Roma, la nostra città, con una particolare attenzione al Centro Storico ed a tutte quelle zone che hanno avuto quale esclusiva attenzione la fruibilità per turisti e per chi la vuole vivere solo come divertimento notturno». Così Michele Polini, segretario dell’unione romana del PRI:
«In questa emergenza causata dal Covid– 19, la città ha manifestato tutta la sua inadeguatezza e le sue criticità, oltre alla totale assenza di visione e di attenzione dei suoi governanti nei riguardi dei residenti e dei cittadini che vivono e lavorano nella città.
Una riorganizzazione ed una rimodulazione degli spazi, del commercio e dei servizi, che non risponda solo ed esclusivamente alle richieste di chi la città la vuole visitare e usare mordi e fuggi, ma un luogo che restituisca prioritariamente la sua dignità alla dimensione di spazio comune a dimensione umana, dove vivere e condividere con la propria comunità e con la propria realtà lavorativa, familiare, sociale e di divertimento.
Una città capace di attrarre ed accogliere chi la vuole visitare, ma capace di essere a dimensione d’uomo, che possa tornare ad essere l’Agorà, ovvero quel luogo comune, cioè, dove poter condividere e crescere insieme. Dove la “piazza” (l’Agorà) diventa il luogo di incontro e condivisione, nonché di vita quotidiana e di scambio sociale.
Far rivivere la città quale luogo di lavoro incentivando le imprese, le attività artigianali e di mestiere concedendo loro una via semplificata per le richieste e le formalità autorizzative e amministrative in genere favorendo anche così la rinascita di botteghe artigiane e di mestiere, consentendo il mantenimento di quel tessuto tradizionale proprio della nostra storia e cultura.
Così attraverso apposite e specifiche convenzioni con il sistema scolastico, aventi finalità formative, si potrebbe fornire l’adeguata formazione dei nostri giovani e delle future generazioni preservando la nostra storia tradizionale e creando anche un legame sociale con il territorio, valorizzando anche la figura degli anziani che possono così ritornare ad essere persone che tramettono e tramandano le tradizioni, facendogli riacquistare il loro ruolo sociale e quella dignità che gli pertiene, nonché fargli riacquistare quella funzione di legame intergenerazionale. La formazione ai mestieri e arti tradizionali, costituisce una opportunità economica, sociale e lavorativa, per i giovani e nel contempo la creazione di un’economia diffusa, oltra al mantenimento delle tradizioni culturali e storiche del nostro paese, creando nuove opportunità di lavoro e di sviluppo.
Per favorire il mantenimento, la creazione e lo sviluppo di tali iniziative, occorre prevedere un accesso semplificato alle procedure amministrative ed autorizzative per l’apertura di dette attività.
Per favorire la creazione delle suddette iniziative artigianali e di mestiere, occorre prevedere apposite convenzioni con il sistema creditizio e con il sistema di garanzie del microcredito, che forniscano gli adeguati strumenti finanziari a tal uopo utili.
Insieme a questo, ripensare al sistema dei rapporti di lavoro, dei relativi contratti ed al sistema contributivo, favorendo contratti di apprendistato accompagnati da appositi progetti formativi, che possano trasferire le necessarie competenze alla formazione dei giovani lavoratori, ma che nel contempo garantiscano loro adeguata copertura previdenziale ed assicurativa. La formazione attraverso le convenzioni con le scuole, consentirà di avere l’adeguata formazione dell’artigiano o dell’imprenditore di domani, supportato di adeguate conoscenze, di base, di diritto commerciale, economia aziendale e di finanza, tali da poterli preparare alla gestione della propria attività artigianale e/o d’ impresa».

Ascolta l’intervista