Luigi Galeazzi. Un repubblicano radicale

Nella nostra galleria repubblicana del lunedì abbiamo deciso di dedicare un breve ritratto, carboncino alla mano, a una figura poco conosciuta ma di estrema importanza per comprendere  come le tante sfaccettature delle culture dell’emancipazione hanno infin casa naturale nel contesto del Partito Repubblicano.

Oggi ci dedichiamo a Luigi Domenico Galeazzi

Uomo di legge, intese con la sua professione di mettersi al servizio dei ceti meno abbienti. Infatti fu tra i primi avvocati a offrire assistenza gratuita a operai, contadini, diseredati e chiunque avesse bisogno e necessità. Animo impetuoso, nacque a Chions, vicino a Pordedone nel 1837 e si spense nel 1917 nel pieno della Grande Guerra. Iniziato in gioventù alle società segrete di Venezia dal Maestro Pittana di Zoppola, fu attivo nella lotta per l’annessione del Veneto al Regno d’Italia. Ripetutamente arrestato e poi esiliato a Torino, egli riuscì con l’aiuto di Giosuè Carducci a fondare la rivista letterario-patriottica La Bibliografia Italiana. Tornò in Friuli nel 1866, e a Udine ricoprì l’incarico di segretario del Ministero dell’Interno e poi del Consiglio di Stato. Nel 1874 fu chiamato dal Ministro delle Finanze Sella a far parte della Commissione per La Riforma dei Tributi Locali. Fu eletto deputato Radicale nel 1892. Assunse in seguito la direzione del settimanale democratico-radicale Il Noncello

Dal 1885, scaduto il mandato parlamentare fu consigliere comunale della sua città natale. Qui la sua concezione laica della politica sociale contrastò con don Luigi Colaviti, fautore dell’istituzione di un asilo d’ispirazione cattolica. Galeazzi contrastò sempre le scuole religiose, da sempre alfiere sostenitore della laicità dell’istituzione scolastica. Dal 1905 al 1909 fu anche Sindaco di Pordenone, dove istituì il presidio militare e spostò l’ospedale civile ben lontano dalla chiesa comunale dove si trovava prima del suo mandato di Sindaco. Il suo studio legale di Pordenone patrocinava le cause dei coloni e ciò gli procurò il sostegno da parte di un fedele gruppo di Repubblicani e socialisti. Punto centrale della sua politica è stata l’attribuzione l’attribuzione di maggior potere ai comuni, come ben evidenziato nel volume Il Comune e Lo Stato. Abile scrittore, amante della poesia, fu sempre molto attivo nel tessere rapporti con esponenti del mondo della cultura. L’amicizia con Carducci fu amicizia autentica e sincera. A Chions, nella biblioteca comunale, si trovano tra i suoi scritti, anche quaderni pieni di sonetti e raccolte di versi che non volle rendere pubblici, e anche tanti disegni a tecnica di carboncino. Il suo talento letterario lo mise al servizio della politica.  Della sua attività restano le testimonianze dei suoi libri: Dei Crediti Verso Lo Stato per gli Avvenimenti del 1848 e del 1849, Sulla Condotta Passata e Futura in Parlamento, Giosuè Carducci- Poeta, L’Asilo di Chions e le Cattiverie che Lo Insidiano. Se passate delle parti di Pordenone, il suo nome è ben impresso nella memoria della città. Un ricordo ben vivo di un uomo, di un politico, di un fautore dell’Unità d’Italia e di un Repubblicano che tantissimo diede per l’affermazione del concetto di laicità dello Stato e autentico avvocato del popolo (uno vero, non come taluni di questi nostri tempi bui)…

Il Comune E Lo Stato, Vol. 1: Libri Quattro (Classic Reprint ...
Chions