L’altezza dell’Europa

Dopo aver ascoltato una parrucchiera, un piccolo commerciante, un’estetista che gli avevano scritto Conte sedicesimo ha trascurato solo i commessi della camera che sicuramente anche loro una qualche idea potevano dargliela, ma pazienza. Questi Stati generali sono durati già più della conferenza di Yalta ancora un po’ e davvero rischiavano di prendere le dimensioni di quelli autentici, a proposito siamo al 21 giugno un giorno dalla ricorrenza del giuramento della palla corda. Fortuna vuole che gli storici non si occuperanno gran che di questa ridicola versione di uno dei momenti più solenni della vita democratica del continente. L’unica cosa a cui si guarderà è al risultato ovvero alla proposta del governo. Ora non per essere pignoli, ma questa ancora manca, da Villa Pamphili non è uscita nemmeno un’indicazione di massima. L’unica a disposizione del governo il piano Colao è stato affondato, per cui in pratica da domani si riparte da zero. Il governo non ha ancora un piano ma avrà almeno una strategia perché arrivare a settembre con una proposta da discutere sarà troppo tardi, l’unione europea la chiede ora a luglio a settembre bisognerà essere già operativi. È su questo scarto temporale di che varrebbe la pena di esercitare una qualche preoccupazione, perché il governo non sente il bisogno di stringere i tempi come chiede il cancelliere tedesco, perché commissiona un grande piano per poi sbarazzarsene e ricominciare da capo? L’Europa ha detto Conte deve mostrarsi all’altezza. Ma questo non è un problema suo, lui deve pensare all’altezza dell’Italia a far sì che sia l’Italia all’altezza non l’Europa. Perché se in Europa prevalesse la convinzione che già si sta formando che l’Italia non è all’altezza, non ci sarà nessun intervento. Non vorremmo che la strategia del governo fosse male che va diamo la colpa all’Europa.