Dove volano le quaglie

“Oggi voliamo alto” ha risposto il Presidente Conte al capo della Confindustria che chiedeva come il Governo intendesse regolarsi sulle accise delle bollette energetiche delle aziende, pare che la scelta del nome Stati Generali stia cominciando ad esercitare una certa influenza sulla mente dei protagonisti, di questo passo non ci stupiremmo se alla prossima critica il Presidente del Consiglio dovesse rispondere con il noto motto del marchese del Grillo: “ Io so’ io e voi…”

“Oggi voliamo alto”, in alto, lassù ormai la distanza fra il Palazzo ed il Paese reale, per usare le definizioni pasoliniane, si è fatta siderale, il governo è prigioniero della discussione politica, che poi politica magari, politicista è la parola giusta. Il decreto liquidità non funziona, la cassa integrazione non arriva, è pacifico il premier ha riconosciuto che c’è un problema, bontà sua, ma cosa che volete che vi dica, non è certo colpa mia, non rispondo delle inefficienze degli ultimi vent’anni.

Un’autodifesa fin troppo prudente gli si chiedeva solo di rispondere dei provvedimenti del 2020, annunciati come la manna dal cielo e che, purtroppo, non hanno sortito nessuno degli effetti sperati, ma certo è meglio dare la colpa ai governi precedenti, alla burocrazia ecc… in Italia poi si usa.

Non che Confindustria si sia presentata con proposte epocali, anche la classe dirigente degli industriali brilla per mediocrità, se i progetti proposti fossero efficaci un terzo di quanto è aggressivo il presidente Bonomi nei confronti dell’Esecutivo, saremmo di fronte a un nuovo newdeal, invece le solite cose, ridurre le tasse, le imposte, incentivi alla rottamazione per il settore automotive, intendiamoci tutte idee di buon senso che erano adatte alla crisi del ’92, del 2008 e certo non faranno male neanche oggi, anche se la sfida per il nostro Paese rischia di essere, per molti aspetti, la  più complessa degli ultimi settant’anni.

Per non smentire la propensione a solcare le altitudini, qualcuno, non certo io, potrebbe dire maliziosamente a stare fra le nuvole, dopo l’incontro con i rappresentanti del settore agricolo il premier ha ribadito la centralità dei fondi europei, è necessario delineare una strategia che affermi il ruolo chiave del settore agroalimentare, che può assumere un ruolo fondamentale nella creazione di nuovi posti di lavoro. Sicuramente sono io che non comprendo bene cosa sta avvenendo, perché al mio sguardo superficiale sembrerebbe proprio che siano stati convocati dieci giorni di incontri, con le rappresentanze dei diversi settori economici, per comunicare con solennità che è necessario redigere un piano strategico da presentare alla Commissione Europea, ma sono certo che non può essere così, perché se ciò fosse anche solo vagamente vero, ci troveremmo di fronte ad una colossale operazione propagandistica, celebrata in una fase di drammatica difficoltà e pure palesemente fallita nei suoi obiettivi di costruzione del consenso.

Ci vuole un atto di realismo, nessuno ha in mano una strategia realmente innovativa per i problemi del Paese ma ci sono diverse idee di buon senso, in particolare Carlo Calenda ha formulato alcune linee guida, pratiche, operative che se realizzate consentirebbero da domani mattina di rendere efficace l’implementazione dei provvedimenti del Governo, Conte ed i suoi alfieri pentastellati facciano un bagno di umiltà e li assumano, alla fine ne trarranno beneficio anche loro, insieme a tutti noi.